Federazione Italiana Donne

Arti Professioni Affari

 

Seminario Alghero


Provincia di Sassari

LA PRESENZA DELLE DONNE NELLA

POLITICA E NELLE ISTITUZIONI

Alghero 26 ottobre 2002

ore 16,30 Sala “San Francesco”

TAVOLA ROTONDA

Moderatrice: FLAVIA CORDA

Giornalista di RAI 3

INTERVENTI

FLAVIA CORDA

Giornalista di RAI 3

 

La giornalista introduce l’argomento, ed evidenziata la presenza in sala di una componente maschile, ne sollecita la partecipazione, tanto più gradita data l’esperienza da loro già acquisita nel settore.

La F.I.D.A.P.A., consapevole che solo attraverso ad una presenza paritaria di uomini e di donne nei luoghi decisionali della politica, si possano creare i presupposti per una società realmente democratica, si propone, attraverso il Tema Nazionale: “Donne e Politica: formazione, strategie, realizzazioni”, di risvegliare nelle donne la coscienza della “cosa pubblica” e di sollecitarlead una maggior partecipazione attiva.

Ringrazio tutte le presenti e tutte coloro che hanno collaborato a questo Seminario che è stato incentrato sulle dinamiche di gruppo e il marketing sociale, su cui poi ci riferiranno le nostre relatrici. Presento le amiche, (dico amiche perché tali sono), e le relatrici: la Presidente Nazionale Luisa PAVESIO MOSSO, medico pediatra torinese, donna impegnata perché lavora oltre

che ricoprire degli incarichi. Come tante altre donne che fanno tante cose, e spesso ci accorgiamo che una sola giornata non è sufficiente ma ci vorrebbero 48 ore. E poi le nostre ospiti regionali ed iniziamo con MARIA GRAZIA ARGIOLAS, Presidente del Distretto Sardegna della F.I.D.A.P.A.

per chiederle quali le ragioni di questo incontro e attraverso quali percorsi e quali motivazioni si è arrivati a realizzare un’iniziativa importante come questa.

 

MARIA GRAZIA ARGIOLAS

Presidente F.I.D.A.P.A. DISTRETTO SARDEGNA

 

Saluto i presenti e ringrazio il pubblico così numeroso, che è un segno dell’interesse per l’argomento che la Tavola Rotonda oggi affronterà.

Flavia Corda aveva posto un quesito. Perché si è arrivati a questa Tavola Rotonda? Questa Tavola Rotonda ha una sua giustificazione perché fa parte di un progetto molto più vasto che abbraccia tutta quanta l’Italia. Il Distretto Sardegna della F.I.D.A.P.A. ha proposto questa Tavola Rotonda per far sì che da essa scaturiscano delle proposte che possano essere praticabili per modificare la situazione di emarginazione politica che la donna oggi vive sia in Italia che in Sardegna e si possa perciò migliorare la rappresentanza politica femminile negli enti e nelle istituzioni. Questo è l’obbiettivo che vorremmo raggiungere, anche attraverso questa Tavola Rotonda, la cui realizzazione, con il corso di formazione che l’ha preceduta, è stata resa possibile anche grazie a finanziamenti esterni, perciò ringrazio la Fondazione Banco di Sardegna che è

stata veramente generosa con noi e quindi estremamente sensibile ai nostri problemi.

Ringrazio la Provincia di Sassari, il Comune di Alghero che ci ha messo a disposizione questa bellissima Sala, “Sardegna Solidale” e il S.I.S. I ringraziamenti di rito alle Autorità presenti mi sembrano doverosi anche perché ciò significa che la sensibilità verso queste problematiche è sentito ed è forte il disagio che noi donne proviamo nel vederci sempre  rappresentate da uomini. Dobbiamo perciò attivarci per far sì che questa situazione cambi. Siamo nel 2002, quindi nel 3° millennio, sembra che siano passati tantissimi anni da quando le donne badavano soltanto al focolare domestico, le donne che in 5000 anni di storia sono state escluse dalla vita politica, consideriamo che la donna in Italia ha avuto il diritto di cittadinanza solo da 50 anni, quando le è stato riconosciuto il diritto di voto, pensate quanto terreno dobbiamo recuperare. Certo le donne oggi possono studiare, svolgere la loro professione liberamente, spesso però hanno grosse difficoltà

quando si tratta di fare carriera, quando si tratta di superare concorsi le donne riescono perché brave, perché studiose perché si preparano, non riescono a sfondare quando invece del concorso la promozione è nominale difficilmente viene scelta una donna, molto difficilmente. Quindi dobbiamo ancora superare tante barriere, certo noi abbiamo conquistato tanti traguardi,

però dobbiamo ancora lottare per far sì che si raggiunga una uguaglianza una democrazia reale, effettiva in cui gli uomini e le donne, insieme, possano collaborare per amministrare la cosa pubblica, per far sì che si raggiunga veramente il benessere per tutti. Questo perché la visione dell’uomo della politica e della realtà è ben diversa da noi, la donna vive nel quotidiano, a contatto con la realtà, cosa che spesso gli uomini non hanno perché sono impegnati al di fuori della casa, non badano quindi al concreto, la donna, proprio per sua natura, oltre che a svolgere il suo ruolo professionale, ha sulle spalle anche la  gestione della casa, quindi è a contatto continuo con la gente e quindi conosce quelli che sono i problemi pratici della gente, problemi reali, problemi forti e quindi proprio per questo credo che l’esperienza della donna sia indispensabile per raggiungere la vera democrazia e quindi bisogna lottare perché si raggiungano delle leggi che garantiscano l’equità, la parità e l’uguaglianza.

Un’altra cosa importante è che la donna sicuramente deve collaborare con gli uomini per raggiungere tali obiettivi mantenendo però la sua femminilità, non diventando essa stessa uomo, ma mantenendo la sua identità di essere donna, soltanto in quel modo si possono raggiungere degli obbiettivi importanti.

Per quanto riguarda il nostro Tema Nazionale”La donna e la politica” perché si è arrivati a questo? E’ un Tema Nazionale, ciò significa che tutte le Sezioni F.I.D.A.P.A. d’Italia per il Biennio 2002/03 trattano questo argomento; noi come Distretto Sardegna siamo avanti di un anno rispetto agli altri perché nel marzo del 2001 è stato fatto un Convegno a Cagliari in cui sono stati pubblicati

gli Atti relativi a un sondaggio che è stato effettuato a livello regionale per capire quali fossero i disagi e le necessità delle donne in politica e si è scoperto veramente qualcosa di eclatante: le donne vorrebbero fare politica però spesso sono limitate in questa loro scelta da condizionamenti diversissimi.

Questo nostro sondaggio è stato preso ad esempio dalla Federazione Nazionale che ha proposto questo Tema a tutte le altre sezioni d’Italia diventando quindi Tema Nazionale.

Il nostro sondaggio ha creato una specie di allarme si pensi che ad esempio in Sardegna su 328 Comuni soltanto in 27 (e si tratta di piccoli Comuni) ci sono Sindaci donne è una percentuale irrisoria, il 53% della popolazione in Italia è femminile. Per quanto riguarda la Regione abbiamo

una sottorappresentanza impressionante, le Consigliere regionali sono solo 4, tutti gli altri

sono maschi. Se noi pensiamo ad altri Stati, per esempio la Svezia, che ha il 45 % di Deputati donne oppure alla Francia che ha sempre praticato una politica di tipo maschilista, più o meno come noi in Italia, nelle elezioni comunali dell’anno scorso la Francia ha modificato la propria legislazione e si è passati dal 17% di donne al 47% cioè la percentuale di donne elette è

aumentata di 30 punti, grazie a una legge che ha modificato il sistema elettorale che ha garantito, non soltanto la presenza delle donne nelle liste elettorali, ma anche la loro eleggibilità, proprio grazie all’introduzione dell’alternanza uomo donna nelle liste e del voto di lista. Questo significa che ci sono le leggi che consentano alle donne di accedere al governo della cosa pubblica.

In Italia siamo ancora agli albori della Riforma, il 7 marzo è stata proposta la modificare dell’art. 51 della Costituzione italiana, però si sa che prima che venga attuata passerà tantissimo tempo.

Possiamo quindi affermare che siamo soltanto agli inizi e la F.I.D.A.P.A. si sta impegnando affinché questa proposta possa essere accelerata. La Presidente Nazionale poi vi parlerà proprio dell’iniziativa che la nostra Associazione vuole intraprendere per accelerarne l’approvazione.

Noi donne, prima di affrontare qualsiasi prova ci prepariamo. Il Distretto Sardegna ha ritenuto opportuno preparare questo Distretto creando nelle Sezioni dei Corsi di Formazione politica.

La Sardegna conta 10 Sezioni nel proprio Distretto, Sezioni che abbracciano tutta l’isola.

Quasi tutte le Sezioni hanno preparato dei Corsi di Formazione: a Quartu (Quartu S. Elena – CA)

è stata aperta una Scuola di Politica permanente, il mese prossimo se ne aprirà un’altra a Porto Torres. Perché queste scuole di politica? Proprio perché noi vogliamo che le donne che si affacceranno nel mondo della politica siano donne consapevoli, donne preparate e quindi donne capaci di portare avanti le nostre istanze.

Questo è il nostro programma, noi vogliamo che le donne possano finalmente, attraverso una preparazione rigorosa, portare avanti le istanze non solo delle donne, ma di tutti i cittadini, in maniera tale che la democrazia possa dirsi veramente compiuta.

FLAVIA CORDA

moderatrice

La nostra oratrice ha citato i Comuni italiani, e io vado a sfogliare i giornali, è un po’ il mio mestiere, perché vorrei ricordarvi delle cose curiose che fanno parte della realtà. Per esempio in Sardegna abbiamo avuto solo due donne Sindaci di città capoluogo, Nuoro e Sassari,. Le altre due città niente. Una di esse poi ha segnato un record, credo imbattuto, perché già moglie di Sindaco.

Poi abbiamo avuto due Presidenti di Provincia, la prima in assoluto M. Teresa Sechi, la compianta M. Teresa Sechi, Presidente della Provincia di Oristano nel 1988 e Cecilia Contu, Presidente della Provincia di Cagliari dal ’94 al ’95 che in quegli anni era anche ai vertici di un partito, era Presidente Nazionale del Partito Sardo d’Azione, in cui peraltro militava anche M. Teresa Sechi. Questo per ricordare la realtà dei fatti e la realtà che ci descriverà anche Liana Bilardi che ha svolto una ricerca sul campo.

 

LIANA BILARDI

Vice Presidente F.I.D.A.P.A. del Distretto Sardegna

 

Il mio compito è proprio quello di darvi la situazione delle donne che hanno intrapreso la carriera politica nella nostra Sardegna.

Negli ultimi 50 anni le donne hanno lavorato moltissimo per modernizzare la Sardegna, hanno lavorato dando una dinamicità di lavoro veramente grande ed importante. Le nostre donne sono diventate molto importanti anche nel campo del lavoro, sembra strano, in politica le nostre donne sono veramente una rarità.

Il Sindaco di Ottawa dice che qualsiasi cosa facciamo le donne, devono farlo due volte meglio degli uomini per essere apprezzate almeno la metà e le nostre donne sarde sembrano che debbano fare ancora di più di quello che dice il Sindaco  di Ottawa perché in Sardegna pare che sia veramente difficile poter partecipare alla vita politica.

Per quanto riguarda i dati che vi darò devo ringraziare veramente la giornalista Rossana Romano, addetta Stampa della Regione Autonoma della Sardegna, che mi ha appunto fornito diversi dati, nonché le Pari Opportunità per i dati che riguardano invece le donne Sindaco in Sardegna.

Intanto vediamo che al Senato della Repubblica dalla Prima Legislazione in poi (dal ’48 in poi) non c’è stata nessuna rappresentante donna sarda.

La situazione non è certamente migliorata nella Camera dei Deputati, una unica Donna fino al 1987 nella IX Legislatura, 2 donne nella X Legislatura e solo 1 nelle Legislature successive.

Nessuna donna poi è mai stata Presidente di Consiglio Regionale, sono state pochissime le Vice Presidenti Regionali,  sono soltanto 3: M. Rosa Cardia eletta a soli 25 anni poi all’età di 30 anni è diventata Vice Presidente del Consiglio Regionale nell’VIII Legislatura; Ninetta Serri nella X Legislatura e Maria Francesca Cherchi nella XI Legislatura.

Per quanto riguarda gli Assessori Donna questi sono una rarità ancor più grande, il primo Assessore Donna fu Pierina Falchi, era Assessore alla Pubblica Istruzione Assistenza Beneficenza, è un incarico che le era stato affidato nel 1955 poi successivamente l’ha ottenuto per la seconda volta nel 1957, poi nelle altre Legislature successive soltanto uomini

rappresentano i nostri Assessorati, quindi il mondo dell’Assessorato è solo maschile.

Spezza questa catena nel novembre del 1992 Giovanna Marrosu nominata Assessore Tecnico alla Sanità.

Nell’Assemblea Legislativa Sarda in oltre 50 anni poi dal ’49 ad oggi soltanto 25 sono state le rappresentanti femminili, eppure le donne che fanno politica in Sardegna hanno una istruzione superiore, ben 15 Consigliere Regionali sono laureate 

e molte di queste anche specializzate, sono affermate nel mondo del lavoro, 3 Docenti Universitarie, 10 Insegnanti,

2 Medici, 1 ricercatrice, 6 impiegate, 2 imprenditrici. Dal ’49 in poi abbiamo avuto nella I Legislatura soltanto 3 donne, nella

II soltanto 2 donne, nella III soltanto 3, nella IV sono 2, nella V sono 2, e così 2 nella VI, nell’VIII sono 3 donne (su 80 Consiglieri ), nella IX sono 4 donne, nella X sono 7 donne, nell’XI 8 donne e questa Legislatura è stata quella che ha avuto

un numero maggiore di donne per poi retrocedere perché nelle Legislature successive le Donne diminuiscono ancora sino

ad arrivare all’ultima Legislatura dove ci sono soltanto 4 donne, 2 delle quali sono qui presenti e sono appunto Mariella Pilo

e Ivana Dettori che parleranno poi; le altre sono Claudia Lombardo e Noemi Sanna. Le prime donne ad essere elette furono Corona Rosa, Pierina Falchi ed Eugenia Sechi; le più giovani furono Claudia Lombardo di F.I. che ha giurato a soli 21 anni,

M Rosa Cardia a 25 anni e poi a 30 anni ricoprì la carica di VicePresidente Regionale; quindi l’XI Legislatura vede in seno all’Esecutivo un punto più alto di donne, poi invece andiamo sempre più in là decrescendo. Abbiamo avuto 3 Assessori Donne nella prima Giunta Palomba: Marisa Ausilia Fadda all’Ambiente, Giuseppina Cremascoli al Lavoro e Luisa D’Ariento alla Pubblica Istruzione che però sono state soltanto per pochissimi mesi, soltanto nove e poi nella II Giunta Palomba

invece nessuna donna e quindi si è ritornati nuovamente al maschilismo.

I Partiti che hanno consentito una elezione maggiore di donne sono stati il P.C.I., seguito dal D.S. e dalla D.C., gli altri

partiti non hanno mai eletto nessuna donna, però dobbiamo sottolineare che nello Statuto del P.C.I. c’era una norma che diceva che nei loro organismi i due sessi dovevano essere rappresentati in maniera paritaria, cosa che ultimamente non è stata messa più in evidenza, cioè c’è sempre la norma però non è stata presa in considerazione.

Nei Consigli Provinciali la situazione non è certamente migliore. La Provincia di Sassari, dopo 10 anni di assenze femminili nel 2000 va al primo posto con una percentuale di elette pari all’11,1% che è abbastanza significativo tenendo conto dell’8% della Provincia di Cagliari e del 2,8% di quella di Oristano e di quella di Cagliari e del 2,8% di quella di Oristano e di quella dello 0,0% della provincia di Nuoro. La Provincia di Cagliari è tuttavia l’unica ad aver avuto costantemente donne nei suoi Consigli provinciali con una punta massima nel 1990.

Per quanto riguarda i Sindaci donne sono una rarità perché vanno sempre diminuendo. Siamo passati da 42 donne Sindaco del 1989 a 25 nel 2001 e addirittura, nel 2002, a 21 su 376 Comuni Sardi con una percentuale che non supera il 10%.

Di questi 376 Comuni solo 87 hanno avuto alla loro guida una donna e sono numerosi invece i Comuni dove si è ripetuta questa esperienza.

Inoltre c’è da segnalare che in linea di massima i Comuni con Sindaco Donna sono di solito Comuni molto piccoli che non superano i 2000 abitanti.

Il numero delle Donne Sindaco in Sardegna ha raggiunto la percentuale più alta nella Provincia di Nuoro però nei periodi che vanno dal ‘95 al ‘99 poi dall’’89 in poi il primato è passato alla provincia di Oristano. Oggi su 21 donne Sindaco 6 sono nella Provincia di Nuoro e 5 nelle altre Province, ma rispetto alla totalità dei Sindaci rappresentano soltanto il 5,59% in ordine

nelle Province di Oristano, il 6,41% di Nuoro e il 5,56% nelle Province di Sassari e il 4,6% nella Provincia di Cagliari.

Questo il quadro che non si discosta molto da quello del Nazionale, quindi tenendo conto del fatto le donne in politica nella nostra isola sono veramente poche, ma poche anche a livello nazionale e che ultimamente abbiamo veramente una grande recessione.

E’ abbastanza significativo dopo 150 anni le parole espresse nel l881 a Milano dalla socialista A. Maria Mozzoni, fondatrice della Lega promotrice degli interessi femminili che diceva:”La rivendicazione dei diritti delle donne e la redenzione di lei è la suprema, la più vasta e la più radicale delle questioni sociali, è quella che andrà a sfidare l’egoismo dell’uomo, la sua libidine di dominio e di sfruttamento. La donna non sarà l’angelo della famiglia e dell’umanità se non quando l’umanità e l’individuo l

a vorranno tale sacrificando all’interesse di tutte le generazioni la vanità del dispotismo totale dell’antifilosofico esclusivismo; la famiglia sarà quando l’uomo e la donna, ambedue forti della coscienza di sè e, donna e uomo, concorreranno all’educazione dei figli e al loro normale sviluppo”.

FLAVIA CORDA

moderatrice

Stiamo arrivando al nocciolo del problema e cioè alla partecipazione delle donne alla politica.

Non si può discutere che negli ultimi anni le cose siano molto cambiate. Basti pensare che non solo il diritto di voto è stato conquistato da pochi decenni, ma che per esempio un’altra grande discriminazione era che le donne potessero insegnare solo le materie non formative quasi che non fossero capaci di insegnare quelle cosiddette formative.

Come se fosse forse”pericoloso” che le donne svolgessero questo tipo di insegnamento.

Vorrei ora chiedere alla Presidente Nazionale se è vero che a livello italiano la situazione è così triste come lo è in Sardegna e se comunque ci sono dei segnali di cambiamento quali noi speriamo di vedere.

 

LUISA PAVESIO MOSSO

Presidente Nazionale F.I.D.A.P.A.

 

Vi porto il saluto del Consiglio Nazionale F.I.D.A.P.A. ed in particolare di Mara Cocchi, Segretaria Nazionale, che è qui, seduta in prima fila e che ci ha onorato della sua presenza.

I ringraziamenti sono d’obbligo, ma è un piacere per me ringraziare il Distretto Sardegna perché stiamo vivendo tre giorni veramente di full immersion che ogni associazione del 2002 dovrebbe fare. Abbiamo avuto due giorni di marketing sociale,

di Seminario, per capire ciò che stiamo facendo, una giornata intensa sul nostro Tema Nazionale e domani faremo un incontro con tutte le Sezioni del Distretto Sardegna sulla formazione dei quadri, dei nostri ruoli, per capire quello che possiamo, dobbiamo e vogliamo fare in questa nostra società come componenti di una Associazione femminile.

I dati sulla presenza delle donne nel governo della”Cosa Pubblica”sono preoccupanti: siamo scesi ad essere il fanalino di coda dell’Unione Europea.

C’era la Grecia dopo di noi, siamo riusciti a fare un passo da gigante all’indietro e siamo gli ultimi come rappresentanza femminile nei luoghi del Governo, a livello locale, regionale nazionale ed europeo. Perché? Scusate amiche della nostra Associazione e donne che invece sono venute in questa sede per trattare questo tema, io voglio parlare prima a voi che

agli uomini.

E’ finito il periodo delle rivendicazioni dei diritti. Grazie alle Commissioni Pari Opportunità, alle Consulte, alle persone che

ci hanno precedute in questo percorso, i diritti li abbiamo ottenuti, però ora siamo noi a dover sentire il dovere di partecipare con vigore, dando il nostro contributo ad amministrare la cosa pubblica, e di dimostrare che ne siamo capaci senza colpevolizzare gli uomini.

La F.I.D.A.P.A. cosa si propone? Noi donne siamo state troppo lontane e per troppo tempo dalla politica, dal governo dell’amministrazione locale e nazionale.

Prendiamo ciò con umiltà, prepariamoci ed ecco i Corsi, le Conferenze, le Tavole Rotonde ed i questionari che ci hanno messo di fronte una realtà assolutamente negativa, quindi l’idea di conoscerci, di imparare, di prepararci.

La cultura, la formazione come primo elemento, passaporto per entrare dalla porta principale nel mondo del governo.

Non basta, non basta la buona volontà, non bastano i diritti acquisiti, non basta la preparazione. In questa prima fase è assolutamente necessario ottenere dal Governo Nazionale delle facilitazioni e, lo dico chiaramente, non ho paura di dire le cose come sono,

noi stiamo portando avanti come Federazione con la collaborazione di altre Associazioni, che sono anche qui a questo Tavolo, delle proposte, la prima che voi Sezioni F.I.D.A.P.A. della Sardegna come le altre 236 Sezioni italiane sapete

perché vi siete date da fare a promuoverla, non è una cosa di poco conto, ma una cosa importantissima.

Cerchiamo di modificare l’art. 51 della Costituzione Italiana, chiediamo alle Regioni di poter avere negli Statuti Regionali

una legge elettorale che permetta e lo dico molto sinteticamente, la possibilità per le donne che si preparano e che sono adatte, non tutte, di adire al Governo della cosa pubblica.

Molte di Voi hanno raccolto assieme ad altre Associazioni e alle Pari Opportunità le firme per avere una nuova legge elettorale che preveda un uomo ed una donna nelle liste elettorali e la penalizzazione dei Partiti che non seguono questa regola. Bastone e carota hanno sempre funzionato ed in Francia, dove la legge è stata applicata, hanno dato risultati positivi: nelle elezioni comunali le donne elette sono passate dal 17 al 47%.

Insieme ad altre Associazioni, come il C.I.F. ecc., stiamo cercando di fare un Comitato, che sostenga questi tre pilastri,

cioè l’articolo 51 che è quasi al termine e ha bisogno ancora di alcuni passaggi alla Camera e al Senato, gli Statuti Regionali ed una nuova legge elettorale per la quale abbiamo raccolto anche le firme. Il modulo per l’adesione al Comitato può essere richiesto alle Sezioni della F.I.D.A.P.A. e alla Segreteria Nazionale, via Piemonte 32, 00187 Roma, telefono 06 4817459,

fax 06 4817385, e mail fidapa@tin.it, sito web www.fidapa.it.

Il nostro programma sarà presentato sabato 23 novembre nella sala della Protomoteca, in Campidoglio. In questa occasione saranno spedite 12.000 cartoline da tutte le nostre socie a sostegno di queste tre modifiche legislative e verranno inviate in pari numero al Presidente della Repubblica, al Presidente del Consiglio, al Presidente del Senato e della Camera.

Stiamo quindi lavorando, come vedete, parecchio sul tema donne e politica.

Vorrei sottolineare un punto che Liana Biliardi ha esposto senza però metterlo abbastanza in luce. Avete visto quei numeri tanto piccoli che sembrano tanti prefissi telefonici: rappresentano le donne elette che mostrano che il numero più alto percentualmente è stato in corrispondenza delle quote, guarda caso! La legge delle quote ha permesso di cambiare una situazione generale e ha dato

un risultato positivo per la presenza delle donne nelle cariche elettive.

Dobbiamo trovare una legge ad hoc che potrà poi essere abolita. Non vogliamo per sempre un trattamento di favore, diciamo che in questo momento vogliamo cambiare la cultura che c’è intorno con una legislazione ad hoc.

Ricordiamo per questo quanto è cambiata la cultura dei Comuni, delle Province, della Regione dopo le leggi sul Federalismo e su come sono cambiati i rapporti con i cittadini. Non è venuta dalla base, non è prima cambiata la cultura e poi è venuta

le legge, ma il contrario, è venuta prima la legge che ha stabilito nuove norme per i governi locali, regionali ecc. e poi è cambia la cultura. Noi vorremmo lo stesso meccanismo almeno per un certo periodo di tempo, un meccanismo che permetta a tutti in questo paese di contribuire al governo, alle decisioni politiche e noi crediamo, come donne, di essere in grado di dare un notevole contributo. Credo che alla domanda: “ce la faremo?”, la risposta sia oggi in questa Sala e venga dalle persone che sono qui e dalla Tavola Rotonda che stiamo facendo.

FLAVIA CORDA

moderatrice

 

Estremamente concreto l’intervento della Presidente Nazionale che mi porta a citare altri dati, che si riferiscono alla partecipazione delle donne anche nel mondo del lavoro. In Emilia Romagna per esempio dove il tasso di occupazione delle donne è del 72% e si riporta anche una maggiore presenza politica. Forse per questa ragione c’è anche una maggiore presenza femminile in tutti i livelli istituzionali.

A questo punto devo chiedere di intervenire ad ORIANA PUTZOLU rappresentante del Sindacato perché forse occorre anche riflettere su quelle che sono le condizioni connesse al lavoro e all’occupazione femminile e sul percorso che le donne stanno faticosamente facendo. Io vorrei solo ricordare che in Sardegna la forza lavoro che è cresciuta di più in questi ultimi anni è proprio quella femminile e la provincia si Sassari, non lo dico perché siamo qui Alghero, è quella che ha registrato il maggior incremento in percentuale di lavoro tra le donne. Poi seguono Oristano, Nuoro, Cagliari ovviamente, ma la richiesta di lavoro da parte delle donne è ancora molto al di sotto rispetto a quelli che sono i dati nazionali. Oriana Putzolu ha il polso della situazione e chiedo a lei che fa parte della C.I.S.L. sarda di riferirci. Forse ci potrà dire finalmente a che punto siamo in questo cammino.

 

ORIANA PUTZOLU

Segretaria Regionale Cisl Sarda

 

Innanzitutto devo ringraziare la F.I.D.A.P.A. per avermi invitato a partecipare ai lavori di questa serata. E ringrazio veramente di cuore l’amica Liana (n.r. Liana Biliardi) ma anche tutte le responsabili di questa Associazione che sono particolarmente impegnate su tutto il territorio ed in particolare in Sardegna sul fronte delle questioni femminili. Sono onorata di essere qui a

scambiare alcune riflessioni su un argomento così importante.

Rispetto alle mie competenze, voglio ricordare a voi presenti che sono una dirigente sindacale. Anche nel sindacato la musica non cambia di molto.

Dico questo per affermare che, non tanto per cercare conforto nel sistema adottato nelle fasi di elezione nel contesto sindacale, non posso non annunciare un segnale positivo: dopo 50 anni di storia della C.I.S.L. Sarda, la sottoscritta viene eletta per la prima volta Componente della Segreteria Regionale. (n.r. viene sottolineata da un applauso).

Dico questo non per piaggeria ma perché questo risultato è emerso da una fortissima collaborazione femminile all’interno del Sindacato. Spendo due parole in merito, soprattutto perché è stata una esperienza positiva, per arrivare a continuare la fase di realizzazione del progetto delle donne della C.S.I.L. Sarda, dove questo risultato è solo l’inizio del cammino femminile nell’Associazione sindacale. Il sindacato in quanto associazione ha nella sua connotazione un’azione di tutela dei lavoratori.

C’è stato un periodo negli anni ’90 in cui questa tutela era posta con particolare attenzione nei confronti della forza lavoro femminile, che si affacciava fortemente nel mercato del lavoro. E’ nata così la questione femminile e dentro una Associazione come quella del sindacato si era posto il problema di come rappresentare anche la tutela delle donne che per la differenza di genere portavano problemi diversi da quelli dei lavoratori in senso generale.

Non sto a dilungarmi per dirvi che a partire da quegli anni, le donne che mi hanno preceduto hanno segnato un percorso e devo dire che se sono arrivata al risultato che vi ho annunciato è per merito soprattutto di chi mi ha preceduto.

Donne che hanno lavorato intensamente perché nelle organizzazioni sindacali ci fosse anche una giusta rappresentanza femminile e che portasse a rappresentare il movimento delle donne in maniera paritaria a quella degli uomini, tanto più che

in ragione del lavoro, non potevano esserci delle differenze.

Il contratto di lavoro doveva essere di conseguenza paritario,anche se non è stato ancora raggiunto del tutto, in quanto persistono sempre elementi di discriminazione nel rapporto di lavoro.

Ciò nonostante andiamo avanti rispetto al cammino da raggiungere all’interno dell’organizzazione sindacale. Questo vale per la CISL, ma vale anche per altre organizzazioni. Noi siamo state tra le prime ad introdurre ed adottare il sistema delle quote. Era stato presentata la proposta al Congresso della Cisl negli anni 90 e fu chiesto allora l’applicazione del 20% delle quote,

entrarono il 20% delle donne in lista, e rimasero però solo in lista.

Possiamo giudicare questo fatto come un contentino da adottare nel sistema elettorale, lo stesso che generalmente è usato anche nei congressi delle varie Organizzazioni non solo sindacali, dove le donne vengono comunque candidate ma non portano a conclusione le elezioni. Certo, perché le quote erano state mal digerite. C’era stata infatti anche una reazione negativa che vedeva nella scelta delle quote una discriminante per le stesse donne contrariamente a quello che ci si aspettava. Proprio perché si imponevano le quote le donne non venivano votate.

 

FLAVIA CORDA

moderatrice

 

Informa la platea ed invita ad iscriversi per gli interventi in modo da animare il dibattito anche dalla parte del pubblico: Comunica l’assenza di Maddalena Calia, Sindaco di Lula assenza per impegni relativi alla sua carica per cui non può essere tra noi oggi e se ne scusa.

A questo punto, prosegue la moderatrice, abbiamo detto che cosa possiamo fare, che abbiamo gli strumenti, che noi abbiamo ottenuto le leggi, abbiamo ottenuto la parità. Ma allora mi domando: ma questa donna deve essere super, deve fare la mamma, deve andare a lavorare, deve occuparsi della politica, ma anche dei figli. Deve anche essere sempre bella e perfetta con la messa in piega, sì, appunto perché poi una deve anche essere presentabile, diversamente non può fare tutte queste cose perché sappiamo bene che per quanto riguarda le donne avere un ruolo nella partecipazione pubblica comporta anche il mantenere un certo look. E del resto per una donna una bocciatura politica viene intesa sempre come una bocciatura personale.

E ciò purtroppo rientra sempre in una certa mentalità.

Io vorrei chiedere alla nostra amica del C.I.F. che ha avuto anche una esperienza politica, perché è stata Assessore a Tempio e ora è Consigliera Nazionale nel C.I.F. e rappresenta le Pari Opportunità, se è vero che ad un certo punto una

donna si chiede e si pretende di più che ad un uomo. Ed io vorrei sapere cosa si può fare per questa donna perfetta,

super e sempre piu’ somigliante a un organismo geneticamente modificato.

LINA ROSA ANTONA SECHI

Consigliera di Presidenza Nazionale del

C.I.F. – Rappresentante Pari Opportunità

 

Rispondo subito a prescindere dal ruolo di rappresentante del C.I.F. che rivesto in questa Tavola Rotonda e mi appello a quella che è stata la mia esperienza politica personale. Devo dire che ho ricoperto l’Assessorato all’Urbanistica nel Comune di Tempio Pausania. E’ questo un Assessorato

che insolitamente viene assegnato ad una donna.

Laureata in lettere, non avevo mai fatto esperienza in ambito politico amministrativo e tanto meno nel campo dell’urbanistica, ma la volontà di servire, di rappresentare quegli elettori che mi avevano mandato nelle Istituzioni, e inoltre il metodo di lavoro a cui i miei studi e la mia attività di insegnante di Liceo mi avevano abituato, mi hanno tracciato la strada da seguire.

Mi sono rimboccata le maniche, ho preso contatto con i tecnici, mi sono impegnata ad acquisire quelle conoscenze essenziali dal punto di vista tecnico e urbanistico, che mi avrebbero consentito di fare delle proposte politiche realistiche

che tenessero conto, nell’assetto della città, delle leggi e dei decreti vigenti.

L’obiezione che inizialmente mi si mosse fu questa:”Ma come, una laureata in lettere accetta un Assessorato del genere!

” Ma che cosa significa”urbanistica”? Significa preparare la città per l’uomo.

E per perseguire tale obiettivo occorre attingere proprio ai valori dell’Umanesimo, valori che pongono al centro della politica

la salvaguardia della dignità dell’uomo. Tali valori vanno calati nelle strutture urbane della città e allora la salvaguardia della dimensione umana del cittadino passa proprio attraverso le decisioni politiche urbanistiche, lo spazio giochi per i bambini,

il verde, gli spazi pubblici, un assetto appunto vivibile, degno dell’uomo.

Riguardo poi alla ipotetica diffidenza dell’ambiente politico nei miei confronti, in quanto donna, io non l’ho colta. Ero l’unico assessore donna, mentre in Consiglio un’altra donna era presente nei banchi dell’opposizione. La mancata diffidenza nei

miei confronti, dipendeva forse dal fatto che l’atteggiamento verso l’amministratrice era supportato dalla conoscenza della

sua dimensione professionale, umana. Non credo di essere stata un’eccezione.

Da questo punto di vista quindi devo dire che ho avuto un’esperienza felice.

Certo non ho preso le cose alla leggera: la stima, anche in ambito politico, va guadagnata attraverso le competenze e la serietà. Mi disturbava, invece, non poter padroneggiare quelle logiche politiche amministrative consolidate che talvolta mi vedevano estranea e che io subivo. Altre avrei voluto modificarle, ma intraprendere tale battaglia da sola avrebbe significato fare il Don Chisciotte contro i mulini a vento. Per questo, io dico, è necessario che più donne siano presenti nelle Istituzioni: insieme si possono proporre ed attuare i cambiamenti dei meccanismi che regolano la vita amministrativa e politica.

Non solo, ma aggiungo un’altra cosa: a questa compresenza nelle Istituzioni va accompagnata non soltanto la solidarietà,

ma il sostegno, il contributo di chi sta all’esterno.

Mi riferisco, con questo, ai cittadini in genere, dei quali, appunto, anche le elette sono rappresentanti. In particolare, però,

mi riferisco alle cittadine, con le quali, ritengo, le donne che sono nelle Istituzioni debbono avere un filo privilegiato di comunicazione. E soprattutto penso alle Associazioni femminili e ai gruppi di Donne.

Purtroppo questo rapporto per lo più manca o è del tutto insufficiente.

Ecco, questo per rispondere, almeno in parte, alla domanda rivoltami. Vorrei ora proporvi il discorso relativo al ruolo che il Centro Femminile Italiano, che ho l’onore di rappresentare, ha avuto nel cammino delle donne verso la partecipazione democratica.

Innanzitutto porto il saluto dell’Associazione alle dirigenti della F.I.D.A.P.A. e a tutti i presenti. Vedete, quando sono stata invitata come rappresentante del C.I.F. a questa tavola rotonda e mi è stato comunicato il tema della stessa, ho pensato

che l’argomento fosse proprio in linea con la natura, la storia e le finalità del C.I.F.. La nostra Associazione infatti nacque

nel ‘45 all’indomani della guerra di Liberazione, con lo scopo di contribuire alla ricostruzione democratica del Paese, ricostruzione dal punto di vista morale e civile, che per il CIF doveva passare necessariamente attraverso l’educazione civile, morale, politica della donna. E di questo il CIF si fece carico.

Per prima cosa intraprese, insieme con altre Associazioni di ispirazione cristiana e non, la battaglia per il riconoscimento

del diritto di voto, una battaglia che poi fu vinta, ma che non esaurì tutti i problemi, in quanto le donne, ottenuto il voto, dovevano diventare capaci di esercitarlo in maniera libera e responsabile. Ecco ancora, a questo punto, l’intervento fattivo

del CIF, il quale ha incoraggiato le donne a non appiattirsi, nell’esercizio del voto, sull’opinione dell’autorità maschile familiare, quindi del padre, del marito, del fratello. In proposito, Maria Federici, prima Presidente Nazionale del CIF, diceva: “ Dovete agire o decidere a prescindere da quanto pensano a casa. Quando la decisione è in contrasto con quella dei vostri uomini di casa, avrà l’effetto di una piccola bomba atomica nei confronti del principio di autorità”.

L’Associazione ha poi condotto incessantemente questa azione di incoraggiamento e di autentica educazione civile e politica. Aspetto associativo fondamentale questo, che mi preme sottolineare.

Per questo, nella nostra vita associativa noi affermiamo, promuoviamo e sosteniamo la politica delle Pari Opportunità,

perché ci rendiamo conto che ancor oggi numerosi e gravi sono gli ostacoli che si frappongono alla parità tra uomini e

donne nella politica e nelle Istituzioni.

Siamo presenti, come anche la FIDAPA, nel Comitato Nazionale Pari Opportunità. Siamo inoltre presenti nella Commissione omonima di Palazzo Chigi. Per quanto riguarda l’atteggiamento delle donne nei confronti della politica, constatiamo un certa riluttanza, e spesso un netto rifiuto delle donne ad entrare nel mondo della politica e in quello delle Istituzioni.

Anche l’inchiesta che la F.I.D.A.P.A. meritoriamente ha svolto in proposito, come peraltro altre inchieste, condotte per esempio in Veneto, lo dimostrano. Così come emerge che l’ostacolo che si frappone maggiormente all’assunzione di responsabilità politiche sono gli impegni familiari.

Oltre a questo, giocano un ruolo importante elementi di carattere valoriale in quanto, nella prassi politica, le donne spesso non vedono incarnati i valori nei quali invece esse credono; quindi la politica la vedono estranea a sé per questo.

Se le donne, invece, entrassero in forze nel mondo della politica, sia grazie a leggi adeguate, sia in virtù di una preparazione che in parte già possiedono, le prospettive diventerebbero diverse.

Vorrei rifarmi a quanto detto dalla Presidente Nazionale della F.I.D.A.P.A. relativamente alla proposta di modifica della legge 51. Noi siamo perfettamente d’accordo su tale proposta, ma la vediamo come uno strumento non esaustivo della problematica. Crediamo infatti che questo, lungi dall’essere il toccasana del problema, possa costituire lo strumento che

crea un’opinione e una mentalità. A niente servirebbe infatti aver ottenuto il 50% delle presenze femminili, se poi non

avremo creato la coscienza civica democratica delle donne e non le abbiamo preparate in questo senso. (n.r. Vi è nel pubblico un vivace dibattito).

FLAVIA CORDA

moderatrice

 

Il dibattito si sta scaldando perché anche se siamo tutte d’accordo sull’obbiettivo, le strade per raggiungerlo sono diverse e questo è anche giusto altrimenti senza dibattito non saremmo qui stasera.

Si è parlato del ruolo delle donne in politica e se le donne possono cambiare la politica, cambiando anche il punto di vista della politica. Chiamo in causa le due Consigliere Regionali elette, che di certo sono le superstiti di una strana selezione naturale. Perché le candidate sono poche e sono ancora meno quelle che riescono ad essere elette. E’ una selezione che viene fatta anche qua, nelle Segreterie dei Partiti perché non credo che siano così poche le donne che vogliano candidarsi

o proporsi. Forse i meccanismi sono altri.

 

On. IVANA DETTORI

Consigliera Regionale

 

Mi scuserete se inizio il mio intervento con una sottolineatura, che non vuole essere polemica con chi mi ha preceduta.

Non condivido la frase, detta poc’anzi,”..le donne esprimono competenze, talenti e quant’altro ma difettano di coscienza civica”. Infatti, l’educazione che viene impartita alle donne, già dalla più tenera età è tesa a formare una forte coscienza civica che si traduce nell’essere sempre a disposizione della famiglia, dei soggetti anziani, dei figli, dei padri, delle madri,

dei nonni, dei parenti e del lavoro di mercato.

Allora cos’è la coscienza civica? Chi difetta di coscienza civica è, probabilmente, una forte percentuale di maschi, dico c

iò perché l’educazione in Italia, come negli altri Paesi, ha giocato un ruolo fondamentale nell’assegnare ad uomini e donne ruoli differenti, in cui spesso sono stati segregati.

Pertanto, ritengo pericoloso affermare che le donne difettano di “coscienza civica”.

Gli argomenti trattati stasera, nelle relazioni introduttive, sono tutti molto interessanti, ciascuno di loro dovrebbe essere affrontato in maniera completa ed esaustiva. Nella mia comunicazione affronterò, esclusivamente, il tema degli strumenti

che sono necessari al raggiungimento, come da voi stesse sottolineato, del “riequilibrio della rappresentanza” e per rendere visibile la sfida anche teorica, sottesa alla costruzione di una nuova democrazia: la democrazia paritaria. Una democrazia basata sul concetto di società duale che presuppone, ovviamente, la partecipazione piena delle donne alla vita politica e sociale, non come questione “di parte” o “a parte”, ma come fondante della democrazia stessa. Richiamano ciò la Legge costituzionale 31 gennaio 2001 n. 2 (“Disposizioni concernenti l’elezione diretta dei Presidenti delle Regioni a statuto

speciale e delle province autonome di Trento e Bolzano”) che recita “al fine di conseguire l’equilibrio della rappresentanza

dei sessi la medesima legge promuove condizioni di parità per l’accesso alle consultazioni elettorali”; la Legge n 3/2001

“le leggi regionali rimuovono ogni ostacolo che impedisce la piena parità degli uomini e delle donne nella vita sociale,

culturale ed economica e promuovono la parità di accesso tra donne ed uomini.”; la modifica dell’Art. 51, che aggiunge

“a tal fine la Repubblica promuove con appositi provvedimenti la parità tra uomini e donne.” Infine la Carta di Nizza

“La parità tra uomini e donne deve essere assicurata in tutti i campi in materia di occupazione, di lavoro, di retribuzione.

Il principio di parità non osta il mantenimento di misure che prevedono vantaggi specifici a difesa del sesso sottorappresentato”. Le citazioni servono a ricordare che è finito il tempo di dire, di chiedere; l’attenzione va adesso indirizzata sugli strumenti per realizzare la parità sostanziale. Leggevo, qualche tempo fa, un parere espresso dalla

avvocata e giurista Lorenza Carlassare, Ordinaria di Diritto Costituzionale nell’Università di Padova, richiestole dalla Dottoressa Alessandra Zendron, Presidente del Consiglio della Provincia autonoma di Bolzano in vista dell’approvazione

della nuova legge elettorale e quindi sulla legittimità costituzionale della previsione di una quota del 50% riservata alle candidature femminili. La risposta, cito testualmente “…il mio parere è che la previsione dell’obbligatoria presenza di uomini

e donne nelle liste elettorali, in misura eguale, debba ritenersi pienamente legittima per i motivi seguenti…” Come sapete,

c’è una vecchia questione: la sentenza n. 422 del 1995 della Corte Costituzionale che ha dichiarato illegittime tutte le norme dirette al riequilibrio della rappresentanza. La Corte bocciò l’art.5, comma 2 della legge 25 marzo 1993 n. 81 che stabiliva, per donne e uomini, eguaglianza nelle condizioni di partenza, prescrivendo, per l’elezione dei consiglieri nei Comuni con popolazione fino 15.000 abitanti, che nelle liste dei candidati “nessuno dei due sessi” potesse essere presente in numero superiore ai due terzi. La Corte utilizzando la legge impugnata, la n.81/93, in realtà, voleva giungere ad estendere l’illegittimità a tutte le norme dirette a riequilibrare la rappresentanza, comprese le quote rigide nelle elezioni politiche, quella norma per cui per un 1/4 dei seggi era obbligatorio candidare un uomo ed una donna, ancorché non fosse stata impugnata la legge elettorale per eleggere la quota proporzionale della Camera dei Deputati. Ma, ripeto, la Corte costituzionale ha “bocciato” questa possibilità, ritenendo che formule come quella precostituissero il risultato elettorale, non rispettando l’uguaglianza di tutti i cittadini e la stessa sovranità popolare (cioè la libera scelta da parte dell’elettore).

La questione qui si fa complessa, è sufficiente ricordare che il risultato fu, comunque, quello di portare in Parlamento la più alta percentuale di donne della storia repubblicana.

E’ giusto sottolineare che la stessa suddivisione fra i due sessi è solo apparentemente “paritaria”, perché nella quasi totalità dei casi il capolista era un uomo e nelle circoscrizioni elettorali in cui erano previste tre candidature, due erano maschili.

In Sardegna, per esempio, alle ultime elezioni del parlamento nella lista dei DS furono candidati un uomo e una donna, naturalmente è stato eletto solo il maschio capolista e pertanto la Sardegna non ha una rappresentante femminile alla Camera.

Io non concordo con chi sostiene che vi sia stata una grande enfasi, un’enorme risonanza, nell’approvazione in prima lettura nel Parlamento della Legge di modifica l’articolo 51 della Costituzione Italiana. Ricordate che il primo comma dell’articolo 51 alla fine recita: “Tutti i cittadini dell’uno e dell’altro sesso possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza, secondo i requisiti stabiliti dalla legge”, nel nuovo testo si inserisce: “A tale fine la Repubblica promuove con appositi provvedimenti le pari opportunità fra donne e uomini”. Il percorso, è bene saperlo, è solo a metà,

c’è una attesa di sei mesi, prima che inizi la seconda lettura. Nel dibattito sulla modifica della Carta Costituzionale, che ha attraversato tutto l’ultimo decennio, il problema della scarsa presenza delle donne nei luoghi del potere politico (e della esigenza e/o possibilità di favorire una presenza maggiore) non era stato posto in agenda, se non in maniera sporadica.

Faceva difficoltà, fra l’altro, la collocazione nella I parte della Carta Costituzionale, fra i diritti e i doveri, in particolare nel

titolo IV “Rapporti politici”, quella I parte che si riteneva troppo pericoloso mettere in discussione poiché c’era e c’è la paura che vengano messi in pericolo i diritti fondamentali su cui poggia la Repubblica Italiana. Il problema, infine, è stato affrontato e certamente prima delle elezioni prossime sarà approvata anche la modifica dell’art. 51 della Costituzione. Nel frattempo, come già ricordato, è vigente l’art. 3 della Legge Costituzionale n° 3 del 2001, che prevede che le leggi regionali debbano rimuovere ogni ostacolo che incida sul riequilibrio della rappresentanza. Pertanto, ritengo non solo legittima la previsione

della presenza del 50 % delle donne nelle liste elettorali, ma trovo incostituzionale operare in modo contrario, perché le Regioni, nel riscrivere le proprie leggi elettorali “devono” tener conto della modifica della norma costituzionale.

Noi donne dovremmo impugnare le leggi elettorali regionali che non rispettino il dettato costituzionale.

Siccome dobbiamo parlare di noi stesse, cioè di quanto avviene in Sardegna (voi sapete che è aperto un’importante dibattito sugli strumenti da utilizzare per riscrivere lo Statuto Sardo, a mio parere deve essere riscritto da una assemblea Costituente eletta a suffragio universale, ma ciò va discusso in altra sede), è bene sapere che il Consiglio Regionale, a ragione o a torto, non procede con le riforme “possibili” in attesa dell’approvazione in Parlamento della legge istitutiva dell’Assemblea Costituente. Giova precisare, a questo proposito, che in linea di massima la decostituzionalizzazione della materia

“forma di governo e organizzazione interna” non dovrebbe essere messa in discussione: ad esempio la Regione può,

e a mio parere, deve riscrivere la propria legge elettorale.

Al contrario lo Statuto deve essere approvato con legge costituzionale. Il Consiglio Regionale della Sardegna, in realtà, è bloccato per due ordini di motivi. Il primo, una parte del Consiglio vuole andare alle prossime elezioni con le norme previste nella legge elettorale per le Regioni Ordinarie.

Ciò pone un problema di non poco conto, che riguarda le candidature previste nel cosiddetto listino bloccato, di cui parlerò

tra poco. Il secondo, taluni ritengono di non eleggere direttamente il presidente della Regione, ma pensano che la sua elezione debba essere espressione del Consiglio. Io credo, che se il Consiglio Regionale della Sardegna non riscrive la propria legge elettorale, noi siamo obbligate ad impugnare la legge elettorale vigente, che è quella prevista per le Regioni a Statuto ordinario, perché non disciplina il principio del riequilibrio della rappresentanza dei sessi. Infatti ritengo che con l’approvazione definitiva del Titolo V, in seguito al referendum confermativo, la legislazione elettorale delle Regioni, di tutte, deve adeguarsi al nuovo disposto costituzionale.

Riprendo, brevemente, il meccanismo previsto nelle legge elettorale delle Regioni a statuto ordinario. La norma prevede una lista bloccata, a valenza regionale, detta “listino”, collegata al Presidente candidato, e liste territoriali che coincidono con gli ambiti delle Province. Le candidature nel “listino”, essendo di coalizione, sono esclusivamente decise dalle segreterie dei partiti che fanno parte della coalizione stessa. Allora il problema è lì, perché non c’è nessun obbligo a candidare, come nella legge francese, un numero uguale di donne e uomini. A questo punto, ritengo che non si possa più tentennare, e che sia necessario imprimere una svolta, nella discussione intorno alla modifica della legge elettorale della nostra Regione.

Al fine di dare al confronto una spinta decisiva, insieme ad altri tre miei colleghi consiglieri regionali abbiamo predisposto

una proposta di legge: “Norme per l’elezione del Presidente della Regione e modifica della L.R. 6/3/79 n.7 e successive modificazioni”.

La proposta si pone in forte sintonia con l’opinione pubblica femminile, perché prevede la promozione della parità di accesso, stabilendo che le liste siano composte da un pari numero di candidate e candidati. Infatti l’art. 3 recita: “(Parità di accesso)

In attuazione dell’articolo 117, comma 7, della legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3, al fine di promuovere la parità di accesso tra donne e uomini alle cariche elettive, le liste dei candidati sono composte da un pari numero di candidate e di candidati.”.

Naturalmente questa è la nostra proposta di legge, in Consiglio Regionale ne sono state depositate altre, deve ancora iniziare la discussione nella Commissione competente e, potete stare certe che questo articolo sarà motivo di forte contrasto.

Se questo scontro avvenisse solo in Consiglio, noi donne avremmo già perso, in Consiglio Regionale sono presenti solo 4 donne, perché, pur contando sull’appoggio di alcuni colleghi, comunque sempre molto pochi, è quasi certo che questo articolo non sarà approvato come norma. L’unico modo per far sì che il dettato costituzionale venga rispettato, sarebbe

quello di aprire un conflitto istituzionale, attraverso una forte pressione della società civile. Qui, mi pare, si collochi l’iniziativa della F.I.D.A.P.A., che è stata illustrata dalla Presidente Nazionale, che ritengo non solo opportuna, ma necessaria, affinché la modifica dell’articolo 51 venga approvata senza alcun ritardo, con la consapevolezza che, la legge darebbe

copertura costituzionale a tutta una serie di interventi legislativi e regolamentari per una presenza femminile sempre maggiore nella vita pubblica.

Vorrei concludere con due considerazioni. La prima, rispetto alla passata legislatura, io credo che si sia sostanzialmente tornati indietro, e questa la dice lunga sul clima politico che abbiamo davanti, nella scrittura della modifica dell’art. 51, perché si parlava di “… eguaglianza per l’accesso dei cittadini dell’uno e dell’altro sesso…”. E’ chiaro che se si è arrivati all’attuale formulazione (pari opportunità di accesso), vuol significare che di più non si poteva ottenere, come dice la Presidente, vuol affermare che gli ostacoli non sono diminuiti, ma anzi aumentati e quindi la presenza e l’impegno di noi donne deve essere ancora più puntuale e pressante, perché dobbiamo avere la consapevolezza  che le difficoltà sono davvero aumentate, nonostante la legislazione di molte nazioni europee stia andando sostanzialmente, dopo la legge francese, ad elaborare le leggi elettorali in cui si afferma il principio della eguaglianza del numero dei candidati e della candidate. Siamo di fronte ad una stagione di elaborazione legislativa molto interessante e per ciò dobbiamo essere consapevoli che le norme non sono neutre, è questo il momento opportuno per intervenire in un processo che, sottovalutato, ingesserebbe l’accesso delle donne alla rappresentanza politica per un altro mezzo secolo, vista la resistenza delle nostre istituzioni alle riforme in genere e in particolare alla cosiddetta democrazia paritaria. In Francia è emerso con chiarezza, da un ampio dibattito pubblico, ciò che da noi stenta a passare: “se la società è duale, la democrazia deve essere duale (50 e 50) e ciò non è a vantaggio delle donne ma di donne ed uomini”.

Nessuno può sostenere che  il requisito sessuale nella distribuzione del potere è stato ed è irrilevante se in tutte le società

è caduto solo in tempi più o meno recenti il sesso come discriminante per l’accesso delle donne al voto.

Gli strumenti sono importanti per raggiungere una democrazia paritaria, c’è in campo una grande scommessa, le donne debbono essere protagoniste, così come accade per altre importanti battaglie civili che hanno modificato, positivamente, il nostro paese.

Un’ultima conclusione è questa: nonostante i progressi fatti, una coscienza diffusa di se, capacità professionali tali da essere spesso le vincitrici di concorsi, tanto che nei settori dove si accede secondo queste modalità, la presenza delle donne è aumentata in modo consistente. La situazione si mantiene, invece, irrimediabilmente arretrata quando si esamina la presenza delle donne nelle assemblee elettive. Le donne esprimono competenze, talenti, professione, formazione, se tutte concordiamo, allora la scuola di formazione promossa dalle donne della F.I.D.A.P.A., non solo è importante ma è utile in quanto insegna ad avere conoscenza e consapevolezza degli strumenti necessari per cimentarsi nelle istituzioni.

Naturalmente dobbiamo sapere che ciò non basta. E allora che fare?

Innanzitutto scardinare le logiche autoreferenziali dei partiti politici, di tutti i partiti politici, non accettare mai più le logiche maschili di cooptazione, essere noi donne protagoniste della riforma dei partiti e delle organizzazioni politiche. Altrimenti avere il coraggio di costruire luoghi, per quanto mi riguarda di sinistra, in cui la democrazia paritaria e la piena cittadinanza delle donne siano fondante di un progetto politico.

Infine un riconoscimento, sentito, alle donne della F.I.D.A.P.A. che hanno aperto la scuola di formazione politica di Quartu

e un incoraggiamento a quelle che la stanno promovendo a Porto Torres, se saranno tante le donne che parteciperanno a queste scuole in breve tempo avremmo una platea di donne che saranno in possesso di strumenti adeguati per competere con i candidati uomini.

Tante più donne nelle istituzioni, può significare incidere sul serio nell’organizzazione della società, della politica e del lavoro.

FLAVIA CORDA

moderatrice

 

Ivana Dettori è molto battagliera e anche in Consiglio Regionale si fa molto rispettare.

Anche stasera, con parole molto chiare, nonostante l’argomento sia molto tecnico, è riuscita a farci capire dal punto di vista legislativo e normativo come stanno andando le cose.

Chiedo alla Consigliera Regionale MARIELLA PILO, ugualmente battagliera, se ci sono le condizioni e la volontà politica per portare avanti questo discorso.

 

ON. MARIELLA PILO

Consigliera Regionale

 

Poiché in Consiglio Regionale la volontà politica è al 95% maschile e al 5% femminile non credo che ci siano le condizioni

di portare avanti questo discorso, ciò nonostante, penso che molte cose possano essere fatte. Il problema vero è che la battaglia delle donne non può restare chiusa all’interno del Consiglio Regionale, perché la presenza femminile in aula del 5% avrebbe poca voce in capitolo. Questa battaglia di civiltà deve essere portata fuori dal Consiglio, fuori dalle Istituzioni e deve essere una battaglia di piazza.

Sono infatti convinta che le Istituzioni e la politica si adeguano a quello che il popolo vuole, le conquiste sono quelle che si portano e si ottengono fuori e poi, vengono successivamente recepite dalla legislazione. Questo è in sostanza l’invito che anche voi della F.I.D.A.P.A. avete fatto. Allora lavoriamo insieme perché occasioni di questo genere abbiano un senso ed una finalità.

Ora vi ricordo che tra un anno e mezzo c’è il rinnovo del Consiglio Regionale della Sardegna e che, probabilmente, tra un anno ci sarà quello del Consiglio Provinciale e che nel frattempo ci saranno un po’ di elezioni comunali che non mancano mai.

Credo che dobbiamo chiarirci, una volta per tutte, dove vogliamo andare e cosa vogliamo fare, quanto siamo disposte a fare questa volta perché tutto possa essere finalizzato. I tempi sono giusti e non dobbiamo cadere nell’errore della Commissione Pari Opportunità alla Regione che ha iniziato la battaglia sulle candidature e sulla presenza delle donne quando le elezioni erano finite. Ora abbiamo tutto il tempo necessario per fare la voce grossa ed organizzarci.

Credo che il primo punto sia quello che hanno illustrato Ivana e tutte le relatrici:

cioè la necessità di modificare la norma. Ci sarebbe anche la necessità di aprire un rapporto conflittuale con i Partiti perché questi, qualsiasi sia la norma, saranno Loro a decidere le candidature anche se lì le donne sono ampiamente rappresentate. Mi chiedo se le Associazioni che rappresentano le donne e le Associazioni di donne non possano formalmente iniziare una richiesta di apertura di una tavola di trattative con le Segreterie dei Partiti e chiedere la loro disponibilità a firmare un impegno per una certa rappresentanza femminile, per iniziare insieme una tavola di modifica ed un cambiamento dello stato attuale. Lo strumento sarà legislativo di un certo tipo piuttosto che un altro, ma si può davvero iniziare a sputtanare, scusate la parola, le Segreterie dei Partiti. Propongo di cominciare con un pressing un po’serio da parte di tutte le Associazioni femminili perché più associazioni ci sono meglio è.

C’è un piano legislativo anche nella questione che tocca noi. Guardiamoci in faccia e chiediamoci: “quanto siamo disposte

ad esporci?” Dietro ogni politico c’è una donna che ha rinunciato sempre e molto della sua vita e della sua carriera per consentire a favorire la vita politica del suo uomo. Io sono sposata con la stessa persona 26 anni e ho sempre potuto fare quello che ho voluto.

Ho fatto Sindacato dentro e fuori della Sardegna ed ero convinta che, anche per la candidatura politica, non avrei avuto problemi. Mi sono candidata quando mi è stata proposta da una donna che allora aveva una coordinatrice regionale donna

ed era decisa a farmi impegnare la candidatura. Sono legatissima ai figli, questi bisogna guardarseli, cioè non si può fare carriera a discapito del futuro dei nostri figli. Mio marito mi aveva assicurato che ci sarebbe stato invece dopo un anno andò a lavorare a Milano. Partiva il lunedì mattina e tornava il venerdì notte. Mi sono trovata così ad aver preso l’impegno a cui non intendevo venir meno, un impegno politico per me è una cosa seria, con tutti i sensi di colpa in quanto la responsabilità di una casa e di una famiglia ricadevano totalmente su di me. Quindi sappiate che, vi può capitare anche questo, il vostro uomo che voi credete di ferro, quando si tratta di politica, vi molla e voi dovete sopperire a tutto.

Siamo poi disposte a maneggiare e a subire la violenza che la politica implica?

Se non avessi vissuto i tre anni e mezzo di esperienza regionale non avrei mai creduto che questa avesse un contenuto di violenza come in realtà ha.

Violenza su tutti i piani: verbali ed emotivi a cui noi donne non siamo abituate.

Confesso senza pudore di aver qualche volta pianto. Sono stata 15 anni unica donna nell’Esecutivo Regionale dell’Associazione delle piccole e medie imprese (n.r. A.P.I.) e non ho mai vissuto situazioni violente come quelle della politica. Ho fatto la sindacalista nella C.I.S.L. per altri 10 anni della mia vita e, pur nei rapporti conflittuali, non mi è mai capitato di piangere perché mai mi sono sentita così violentata come in politica. Sono tutte cose che noi donne dobbiamo sapere. Secondo me il piano formativo è un piano che noi possiamo sorpassare, non credo infatti che noi donne abbiamo bisogno di formarci per entrare in politica perché siamo bravissime. Abbiamo un Consiglio Regionale, Provinciale e Comunale con un sacco di idioti che non ritengono di doversi formare, ma sono maschi. Noi invece dobbiamo soprattutto trovare la strada per esserci.

L’importante è la determinazione. Occorre una grande determinazione per essere capaci di confrontarci senza scontrarsi con l’intento d’intenderci il più possibile e continuare insieme un piano di movimento di conquista che raggruppi le donne.

E’ mia opinione che noi dobbiamo esserci per cambiare le regole, ma esserci essendo noi stesse. Io non sono disposta a cambiare il mio essere donna e, credo che nessuno di voi voglia trasformarsi in un’altra cosa, travestirsi da maschio, da bottegaio. Dobbiamo esserci come siamo con i nostri valori importanti ma anche con i nostri difetti. Vogliamo cambiare politica ma questo comporta un cambiamento di cultura e di una società che vogliamo migliore.

L’abbiamo fatto e possiamo farlo anche meglio.

FLAVIA CORDA

moderatrice

 

Introduce Neria De Giovanni, scrittrice, che ha promesso una fiaba

 

NERIA DE GIOVANNI

Presidente Associazione Internazionale

Critici Letterari

 

Ascoltando tutti gli interventi ho avuto un po’di tremore e allora pensavo di chiudere con un brevissimo intervento e con una fiaba, un mito che è la saggezza di tanti secoli dietro di noi.

Io voglio ringraziare la F.I.D.A.P.A. perché, pur non essendo iscritta alla Associazione, mi sento molto vicina a Voi.

Mi avete dato qualche anno fa il “Premio Donna F.I.D.A.P.A. Sardegna” e ringrazio per questo l’amica Silvana (n.r. Silvana Pinna di Alghero). Non è facile per una donna essere riconosciuta dalle donne vicine, “Nemo profeta in patria” lo diceva un grande uomo, quel premio mi è sembrato bello e mi aveva emozionato perché mi veniva dato dalle amiche di Alghero, della mia Sardegna, della mia isola, da delle donne che mi conoscono e che conoscono la mia storia.

Sono fermamente convinta che effettivamente il mondo dell’associazionismo delle donne e in genere della cultura della così detta società civile sia la base che deve proiettare e rimandare sul mondo istituzionale dei bisogni e delle istanze.

Penso che quello che deve premere dalla base perché certe necessità vengano recepite sia un problema realmente

culturale e se questi signori, detto tra virgolette, della politica non le volessero recepire io sono d’accordo sul movimento di base delle Associazioni delle donne che dovrebbero chiedere alle Segreterie di Partito di impegnarsi anche sul terreno legislativo.

Il mondo della cultura, soprattutto quello letterario che è il mio terreno, su cui mi sono mossa da tanti anni, ci ha visto protagoniste in quanto la letteratura di tutti i secoli e di tutti i paesi è ricchissima di donne. Le donne tuttavia sono oggetto della cultura letteraria, sono oggetto descritto da un soggetto che, per la maggior parte delle volte, erano uomini, erano scrittori. Ebbene va sottolineato che questa differenza tra l’uomo che descrive e l’oggetto descritto, appunto la donna, ha portato a delle distorsioni terribili nell’organizzazione culturale. La presenza della donna nella cultura è apparsa recentemente alla fine del secolo ormai passato grazie alla scuola degli Annales, degli storici francesi. Questi hanno giovato alla presenza delle donne in quanto hanno centrato la loro analisi sulla micro storia, sulla storia quotidiana. La donna non c’era nei manuali di cultura araba, c’erano i capi, i condottieri, ma non le donne, però le donne ci sono nella vita, ci sono nella microstoria quotidiana.

Ecco la coscienza del singolo, io credo che veramente esperienze come queste della F.I.D.A.P.A., delle Associazioni, di incontri come questo di oggi, dovrebbero aiutarci a sapere reciprocamente che ci siamo state, che ci siamo e ci siamo creativamente come Mariella Pilo, come Silvana, come Neria, come Claudia ecc. e la presenza del singolo, ripeto ancora, rafforza il genere.

La cultura occidentale ci ha sempre chiesto dei doveri, ha sottolineato che le donne debbano avere dei doveri, ho trovato una cosa terribile di Rousseau, tratto dall’ Emile, che indica cosa dovrebbe fare la futura moglie, “Sophie – la moglie – deve piacere agli uomini, essere loro utile, farsi amare, allevarli da giovani e curarli da adulti, consigliarli, consolarli, rendere le loro vite gradevoli, dolci.” Ecco i doveri di donne di tutti i tempi. Questo è Rousseau, l’Emile, che è stato la base della pedagogia moderna.

Quali i diritti, se questi sono i doveri? E’ stato ricordato che soltanto nel 2 Giugno del 1946 la donna ha votato in Italia per il referendum monarchia/repubblica, pensate il diritto del voto, quasi normale e naturale per noi oggi, l’abbiamo avuto da pochissimi anni. Ebbene, questo diritto negato della rappresentanza è stato difeso e qui, torno in Sardegna, a casa nostra,

a Graziella, come veniva chiamata Grazia Deledda. Nel 1909 la Deledda accetta di candidarsi col Partito Radicale quello storico, non il Radicale di oggi, allora era una sfida. Infatti la scrittrice non aveva né il suffragio passivo, né quello attivo,

non poteva né votare, né essere votata eppure lei ha accettato di candidarsi a Nuoro, quando era già una scrittrice molto nota, molto affermata e ha avuto il grandissimo coraggio di esporre la sua persona per dimostrare al mondo questa ingiustizia. La povera Grazietta ha preso 34 voti e combatteva contro il Senatore Garavetti, già Sindaco di Sassari, che ne prese più di 1.000.

Mentre la collega della C.I.S.L. Anna Maria Mozzoni faceva a Milano in difesa delle donne i suoi comizi insieme con altri

nomi illustri, le donne si firmavano con dei pseudonimi, anche Grazia Deledda agli inizi del secolo usò delle sigle.

Altre donne hanno dovuto proteggere la loro identità femminile dietro uno pseudonimo perché altrimenti la società le avrebbe in qualche modo emarginate come è capitato alla stessa Deledda.

La scrittura delle donne nel mondo antico: l’Iliade, guerra che tutti noi abbiamo letto, ebbene, è una raccolta di storie viste attraverso lo sguardo di una donna mai creduta: Cassandra.

Nella scrittura delle donne a difesa dell’ambiente c’è il libro “Guasto” che è il primo Romanzo che viene fuori dopo il disastro di Cernobyll a raccontare al mondo intero il pericolo di questa situazione nucleare ma è anche la lotta per la vita e la lotta contro lo stupro.

Pensate è del 1948 quel bellissimo libro di Anna Vampi “Artemisia” che racconta la storia molto triste, ma anche molto forte di questa pittrice del 1600 stuprata da un collega del padre pittore e costretta a sposarlo. Una donna per la prima volta porta

il suo stupratore in Tribunale. Ebbene Artemisia racconta questo stupro, ma soprattutto racconta il grande successo che

poi Lei stessa ebbe in tutte le Corti d’Europa.

La scrittura delle donne contro le leggi ingiuste dell’Apparteid, le leggi razziali, Nadine Mortimer. Sto andando velocissima

alla conclusione perché non voglio fare troppo la professoressa che vi da dei riferimenti bibliografici.

Volevo soltanto sottolineare come l’impegno delle donne nella scrittura spesso è un impegno che va oltre la fiction, diciamo l’invenzione e vuole invece  sottolineare delle forti tendenze di debolezza nel sociale. Avevo promesso di raccontarvi anche una storia e questa è la storia. Il 21 febbraio nel mondo della Roma repubblicana si ricordava un mito, quello di Tacita Muta. Chi è Tacita Muta? Era una bellissima Ninfa, una bellissima donna che si chiamava Lara o Laira o Laila, dal greco cantare, parlare, una donna che parla e, come molte di noi, ama chiacchierare. Giove la vede molto bella, la concupisce, la prende e la stupra. Lei se ne lamenta con la sorella. Giove, che è il capo degli Dei, sa di questa chiacchiera e le manda subito il suo messo Mercurio che le strappa la lingua e Laira diventa Tacita Muta. Giove ordina a Mercurio di portarla via, di isolarla fuori dall’Olimpo. Cammin facendo anche Mercurio la stupra ma lei non può ne parlare, ne urlare e ne scrivere.

Da questo doppio stupro nascono i Lari, cioè gli Dei gemelli che stanno a protezione della casa, della famiglia del mondo romano per cui le divinità della casa e della famiglia sono prodotto e frutto di uno stupro doppio con una donna. Ebbene è un paradosso che si ricordasse questo fatto il 21 febbraio l’unico giorno in cui gli schiavi e le donne potevano pubblicamente lamentarsi contro il pater familias che invece, tutti gli altri giorni dell’anno, era autorità massima.

Forse voi della F.I.D.A.P.A. e noi donne dovremmo fare qualche bliz simbolico il 21 febbraio prossimo e dire finalmente qualcosa in più, visto che purtroppo nel mondo romano eravamo accomunate agli schiavi. Credo che le cose andranno sicuramente meglio quando le donne impareranno a riconoscere l’autorità, non dico l’autorevolezza, delle altre donne.

Questo è più difficile, è più facile invece, come ci hanno insegnato, riconoscere l’autorità del maschio. Visto che ho parlato del mondo pagano, farò una bellissima citazione cristiana senza voler essere blasfema. Maria, quando è rimasta incinta o meglio se preferite, quando ha saputo di dover diventare la Madonna, accettò l’Annunciazione. La prima persona a cui si è presentata per raccontare questa meraviglia, questo miracolo, è stata un’altra donna e, precisamente Elisabetta, che nel

suo grembo aveva un altro grande uomo che sarebbe stato poi Giovanni. Questo atto di Maria è un simbolo di riconoscenza cioè di riconoscimento verso un’altra donna. E’ un simbolo che ciascuna di noi dovrebbe portare dentro.

FLAVIA CORDA

moderatrice

 

Anche con Neria De Giovanni ci sono tantissimi spunti di riflessione, ma vorrei ricordarvi che anche leggendo i giornali possiamo trovare tanti argomenti su cui soffermarci a pensare.

Ancora oggi ci sono posti nel mondo in cui la vita per le donne è durissima.

Molte vengono ancora trattate come schiave, sono private della loro voce, e ancora subiscono delle torture fisiche e psichiche. Alla fine della serata avremo un momento dedicato anche a questo argomento.

Iniziano gli interventi programmati

 

LUCINA TOLU

Consigliera Nazionale Pari Opportunità del Ministero del

Lavoro della Provincia di Cagliari

 

Un cordiale saluto ai presenti ed un ringraziamento alla F.I.D.A.P.A. per l’opportunità che mi ha offerto d’intervento a questo importante dibattito.

Oltre la condivisione personale degli argomenti sostenuti dalle relatrici che mi hanno preceduto vorrei sottolineare un aspetto che personalmente ritengo di fondamentale importanza, ossia lo stretto parallelismo esistente tra la conquista di ruoli decisionali nelle organizzazioni di lavoro e quello nella politica da parte delle donne.

Infatti nei paesi più avanzati o nelle regioni in cui le donne hanno una maggiore visibilità nei contesti lavorativi si nota parimenti che esse risultano essere più rappresentate nelle istituzioni e che nelle stesse occupano maggiori posti di comando.

Pertanto è utile considerare nella riflessione tra i tanti indicatori per favorire l’accesso alle donne ai ruoli decisionali, quelli indicati della qualità e della flessibilità nei contesti lavorativi in quanto, questi indirettamente agiscono a sostegno della realizzazione delle donne nella politica e nelle Istituzioni.

Qualità e flessibilità sono azioni dinamiche ed interattive da costruire ed attuare in senso verticale ed orizzontale dentro le organizzazioni per promuovere la trasformazione nella direzione della valorizzazione delle competenze e della specificità delle donne.

Negli ultimi anni la Rete Nazionale di parità istituita presso il Ministero del Lavoro di concerto con il Ministero Pari Opportunità ha sviluppato molte azioni positive ed accordi di programma per favorire la valorizzazione delle competenze femminili connesse ai contesti lavorativi anche in posizioni di comando mediante interventi per limitare le discriminazioni che avvengono in questa direzione.

Molti studi e ricerche confermano come permangono nel mondo del lavoro evidenti problematiche per le donne legate alla segregazione orizzontale e verticale mentre risultano ancora irrisolte quelle legate alla conciliazione tra orario lavorativo e responsabilità familiari a causa di una strutturazione organizzativa basata prevalentemente sul modello maschile.

Nelle aziende in cui le donne conquistano posizioni di comando e, quindi, hanno una maggiore possibilità di progressione di carriera si nota una maggiore valorizzazione del fattore creatività e operatività, variabili queste attribuite da sempre alla dimensione femminile.

Infatti in queste organizzazioni le donne hanno maggiori possibilità di vedere riconosciute le loro idee creative ed il contributo che le stesse apportano al processo di innovazione della struttura organizzativa è superiore rispetto a sistemi più tradizionali basati su una rigidità dei ruoli e scarsa flessibilità interna.

.Un ruolo importante, in tal senso, viene svolto per il miglioramento della condizione femminile dai Comitati di parità istituiti presso organizzazioni del lavoro pubbliche e private, questi comitati pur nelle loro difficoltà di traduzione operativa dei principi di parità nel lavoro stanno svolgendo un compito di primaria importanza in quanto rappresentano un valore aggiunto per l’organizzazione soprattutto per la possibilità che offrono alle donne di formarsi nell’esperienza diretta di confronto sociale con il contesto lavorativo e con i processi che determinano la sua progressiva scalata verso il comando.

Il fatto di poter avere una struttura di parità di riferimento, di poter contare su altre donne che leggono al femminile l’organizzazione e trasmettono modelli, comportamenti e valori significativi rappresenta una possibilità concreta di portare a compimento un processo di conquista di ruoli.

L’esperienza citata prima dall’amica Oriana Putzolu è in tal senso un ese4mpio vincente di risposta alle donne alle difficoltà e alle discriminazioni dirette ed indirette.

L’esperienza nel mondo del lavoro deve essere però ampliata e raccordata a quella delle donne nelle Istituzioni.

Occorre per meglio arginare il problema dell’assenza delle donne nella politica costituire una Rete trasversale tra contesti lavorativi ed istituzioni per valorizzare le reciproche esperienze e competenze acquisite nei propri contesti di riferimento e progredire così in un processo comune di costruzione di regole ed azioni utili e pertinenti alla conquista di posizioni di comando delle donne.

 

FLAVIA CORDA

moderatrice

 

Commenta positivamente ed invita a parlare Luisa Pavesio la Presidente

 

LUISA PAVESIO MOSSO

Presidente Nazionale F.I.D.A.P.A.

 

Tanta passione di donne su questo Tavolo deve aver infiammato il nostro desiderio di partire tutte insieme in una avventura che deve avere per forza successo perché vogliamo dare il nostro contributo al governo della cosa pubblica.

Forse non è stato chiaro, ma l’ha detto Mariella Pilo, cioè le donne non vogliono andare al governo per il potere, ma desiderano utilizzare come strumento il potere per ottenere dei risultati.

Noi nel Convegno di Roma del 23 novembre nel Campidoglio (ricordate le oche), andremo lì con un pò di coreografia.

In quella sede noi proporremo una piattaforma politica trasversale per le donne che si candidano ai luoghi di governo, in qualsiasi settore o colore vengano elette, perché s’impegnino a portare avanti un discorso comune: a partire da quello della conservazione e rivalutazioni e del patrimonio artistico e archeologico del nostro paese.

Vengo da Torino, dove la Fiat sta sparendo, non sono le macchine il nostro patrimonio ma bensì quello artistico, in Italia abbiamo più del 60, quasi il 70% di tutto il patrimonio mondiale. Questo richiede infrastrutture, richiede ferrovie, richiede strade, richiede l’acqua, richiede energia elettrica non pagata il doppio di quella che si paga in Germania, in Francia, in Svizzera, Le donne si devono far carico d tutto questo. Da questa sera vorrei che fosse chiaro il concetto che la politica è il più alto livello di cultura delle persone, che deve essere condiviso tra di noi, noi donne dell’Associazione, noi donne fuori

delle Associazioni, uomini che devono riconoscere questo principio.

Se noi donne privilegiamo il fatto culturale, mi sembra chiaro, conosco le mie socie, so com’è, dobbiamo aprire l’accezione della parola cultura e pensare che la politica è il più alto livello di cultura possibile.

La nostra esperienza, piccola peraltro, ci ha portato a vedere che dove abbiamo fatto i Corsi ci sono state le elezioni, le socie si sono candidate e sono state elette, guarda caso!

Il sistema quindi può funzionare al di là di là di quei cambiamenti di legge che vogliamo assolutamente.

La FIDAPA inizia anche la raccolta di firme per poter dedurre dal nostro imponibile quello che diamo di stipendio alle colf, non solo i contributi perché alle donne non si può chiedere di più. La nostra giornata è di sole 24 ore e io mi vergogno di chiedere alle donne di impegnarsi in politica senza un aiuto riconosciuto dallo Stato.

Sono contenta che siano tornati in sala gli altri esponenti dell’altra metà del mondo. La F.I.D.A.P.A. sta pensando anche a loro: nelle prossime Cerimonie delle Candele verrà consegnata una pergamena ad un “marito eccellentissimo” per premiare

la sua capacità di realizzare la condivisione dei ruoli.

FLAVIA CORDA

moderatrice

 

Ci sono statistiche che dicono che l’uomo italiano collabora in casa con la moglie soltanto per il 5% del suo tempo.

Invito a collaborare con le iniziative presentate stasera e a firmare.

 

LUISA PAVESIO MOSSO

Presidente Nazionale F.I.D.A.P.A.

 

Ricorda di spedire le cartoline già predisposte e raccomanda l’adesione al Comitato che vuole sostenere sia gli Statuti Regionali che le Leggi elettorali che possano portare a permetterci di arrivare al governo della cosa pubblica

 

SILVANA PINNA

Presidente della Sezione F.I.D.A.P.A. di Alghero

 

Ricordo che, a fine serata, ci sarà un concerto offerto dall’Istituto musicale “Giuseppe Verdi” di Alghero.

Ringrazio per le numerose presenze nella sala che ricordo ci è stata gentilmente offerta dal Comune a cui volgo un particolare ringraziamento.

Sottolineo che Alghero è stata scelta per le sue strutture ricettive. Tutte le sezioni F.I.D.A.P.A. si sono impegnate affinché questa tavola rotonda riuscisse al meglio. La ns. Sezione di Alghero è una giovane, nata nel ’97 e anche le socie sono molto giovani, ma sono donne in carriera, molto attive e senz’altro al riguardo condurranno una buona battaglia.

Ringraziamo quindi tutte e in particolare le due Consigliere regionali: On. Ivana Dettori e On. Mariella Pilo

Sono qui presenti tutte le dieci Sezioni della Sardegna e le amiche simpatizzanti che poi entreranno a farne parte.

 

MARIA GRAZIA ARGIOLAS

Presidente F.I.D.A.P.A. Distretto Sardegna

 

Ringrazio tutto il Distretto per questa Tre Giorni utile per tutti noi, ringrazio i relatori che ci hanno dedicato il loro tempo, Silvana Pinna che ci ha ospitato, Flavia Corda che è venuta da Cagliari con molto sacrificio e ha coordinato i lavori della Tavola Rotonda..

Ringrazio voi, pubblico, autorità, la gente, tutti.

Però devo concludere con qualcosa che penso colpirà anche voi. Ho acceso il mio cellulare per una ragione, vorrei leggervi un messaggio che mi è arrivato ieri sera e vorrei dedicare questa Tavola Rotonda ad una donna somala che è stata ammazzata, si chiamava Starlin Arush, era venuta in Sardegna alcuni mesi fa, ospite della sezione F.I.D.A.P.A. di Sassari. Era una bellissima donna, solare, combattiva, intelligente, nella sua terra avrebbe potuto vivere come una regina, ha preferito seguire le orme della sorella, anch’essa uccisa perché combatteva per l’emancipazione delle donne, combatteva perché i diritti delle donne somale venissero riconosciuti e perché venisse posto termine ad un processo brutale che è quello dell’infibulazione, la mutilazione dei genitali esterni femminili, è stata uccisa a Nairobi Il messaggio che mi è arrivato ieri al cellulare dice testualmente, ve lo leggo:

“Immenso dolore…, voglio dirti che si è spenta la stella Starlin…, una mano armata l’ha sottratta a noi, alla sua terra…. Ieri, alle 19, a Nairobi. Fine”.

 

FINE DEI LAVORI

Documento conclusivo Conferenza stampa

A conclusione di un percorso di formazione che ha visto impegnata la F.I.D.A.P.A, Federazione Italiana Donne Arti Professioni Affari del Distretto Sardegna, si è tenuta il 26 ottobre ad Alghero nella Sala San Francesco, via Carlo Alberto 46, concessa dall’Amministrazione Comunale, la Tavola Rotonda sul Tema “La Presenza delle donne nella politica e nelle Istituzioni”

La F.I.D.A.P.A. attraverso il suo Tema Nazionale “Le Donne e la politica“ s’impegna a sollecitare tutti, uomini e donne, ad una maggiore partecipazione delle donne, realizzando le pari opportunità, nella convinzione che una società paritaria delle donne e degli uomini sia necessaria e irrinunciabile per il raggiungimento della vera democrazia.

Dalla discussione animata dalla Presidente Nazionale F.I.D.A.P.A. Luisa Pavesio, dalla Presidente Distrettuale M. Grazia Argiolas, dalla VicePresidente Distrettuale Liana Bilardi, sono emerse delle indicazioni cui hanno contribuito le On: Dettori e Pilo, le Rappresentanti della C.I.S.L. Putzolu, del CIF Lina Rosa Antona Secchi per l’impegno futuro della F.I.D.A.P.A.:

1. Modifica dell’art. 51 della Costituzione.

2. Riforma della legge elettorale che preveda voto di lista, non più di una unità di distanza tra uomo e donna nella lista, la penalizzazione dei rimborsi post eletto rali ai partiti che non hanno applicato questi criteri.

3. L’inserimento negli Statuti regionali dei principi di parità e eguaglianza dei sessi.

4. La costituzione di un Comitato di sostegno a queste iniziative.

5. L’invio di 12.000 cartoline al Presidente del Consiglio.

6. La diffusione più capillare dei Corsi di Formazione Politica in tutto il territorio.

7. L’inserimento della rappresentanza femminile nell’Assemblea Costituente e nella Riforma dello Statuto della Sardegna.

La Tavola Rotonda, moderata dalla giornalista Flavia Corda, si è conclusa con il ringraziamento della Presidente della Sezione F.I.D.A.P.A. di Alghero, Silvana Pinna, e con l’invito di Neria De Giovanni Presidente dell’Associazione Internazionale dei Critici Letterari a non diventare Tacita Muta. Nel suo intervento, recuperando la fiaba e il mito, saggezza dei popoli, ha rievocato la storia della ninfa Laria, vittima di un doppio stupro e della perdita della parola a causa del taglio della lingua da parte dei suoi aguzzini per assicurarsi il suo silenzio. Ha sottolineato l’importanza delle donne nella scrittura che da oggetto di narrazione, sono diventate protagoniste in prima persona di denunce di violenze e stupri della condizione femminile e non solo.

La serata è stata dedicata dalla Presidente del Distretto Sardegna a Starlin Arush,

martire somala della lotta per l’emancipazione della donna uccisa ieri a Nairobi.

 

F.I.D.A.P.A. Distretto Sardegna

F.I.D.A.P.A. - Atti della Tavola Rotonda “La presenza delle donne nelle Istituzioni e nella politica”

 

Copyright © 2004 - Sardegnamania  All rights reserved

webmaster@sardegnamania.com

Sito ottimizzato per Internet Explorer 6.0, risoluzione video 800x600