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Provincia di
Sassari
LA PRESENZA DELLE DONNE NELLA
POLITICA E NELLE ISTITUZIONI
Alghero 26 ottobre 2002
ore 16,30 Sala “San Francesco”
TAVOLA ROTONDA
Moderatrice: FLAVIA CORDA
Giornalista di RAI 3
INTERVENTI
FLAVIA CORDA
Giornalista di RAI 3
La giornalista introduce l’argomento,
ed evidenziata la presenza in sala di una componente maschile, ne
sollecita la partecipazione, tanto più gradita data l’esperienza da
loro già acquisita nel settore.
La F.I.D.A.P.A., consapevole che solo
attraverso ad una presenza paritaria di uomini e di donne nei luoghi
decisionali della politica, si possano creare i presupposti per una
società realmente democratica, si propone, attraverso il Tema
Nazionale: “Donne e Politica: formazione, strategie, realizzazioni”,
di risvegliare nelle donne la coscienza della “cosa pubblica” e di
sollecitarlead una maggior partecipazione attiva.
Ringrazio tutte le presenti e tutte
coloro che hanno collaborato a questo Seminario che è stato
incentrato sulle dinamiche di gruppo e il marketing sociale, su cui
poi ci riferiranno le nostre relatrici. Presento le amiche, (dico
amiche perché tali sono), e le relatrici: la Presidente Nazionale
Luisa PAVESIO MOSSO, medico pediatra torinese, donna impegnata
perché lavora oltre
che ricoprire degli incarichi. Come
tante altre donne che fanno tante cose, e spesso ci accorgiamo che
una sola giornata non è sufficiente ma ci vorrebbero 48 ore. E poi
le nostre ospiti regionali ed iniziamo con MARIA GRAZIA ARGIOLAS,
Presidente del Distretto Sardegna della F.I.D.A.P.A.
per chiederle quali le ragioni di
questo incontro e attraverso quali percorsi e quali motivazioni si è
arrivati a realizzare un’iniziativa importante come questa.
MARIA GRAZIA ARGIOLAS
Presidente F.I.D.A.P.A. DISTRETTO
SARDEGNA
Saluto i presenti e ringrazio il
pubblico così numeroso, che è un segno dell’interesse per
l’argomento che la Tavola Rotonda oggi affronterà.
Flavia Corda aveva posto un quesito.
Perché si è arrivati a questa Tavola Rotonda? Questa Tavola Rotonda
ha una sua giustificazione perché fa parte di un progetto molto più
vasto che abbraccia tutta quanta l’Italia. Il Distretto Sardegna
della F.I.D.A.P.A. ha proposto questa Tavola Rotonda per far sì che
da essa scaturiscano delle proposte che possano essere praticabili
per modificare la situazione di emarginazione politica che la donna
oggi vive sia in Italia che in Sardegna e si possa perciò migliorare
la rappresentanza politica femminile negli enti e nelle istituzioni.
Questo è l’obbiettivo che vorremmo raggiungere, anche attraverso
questa Tavola Rotonda, la cui realizzazione, con il corso di
formazione che l’ha preceduta, è stata resa possibile anche grazie a
finanziamenti esterni, perciò ringrazio la Fondazione Banco di
Sardegna che è
stata veramente generosa con noi e
quindi estremamente sensibile ai nostri problemi.
Ringrazio la Provincia di Sassari, il
Comune di Alghero che ci ha messo a disposizione questa bellissima
Sala, “Sardegna Solidale” e il S.I.S. I ringraziamenti di rito alle
Autorità presenti mi sembrano doverosi anche perché ciò significa
che la sensibilità verso queste problematiche è sentito ed è forte
il disagio che noi donne proviamo nel vederci sempre
rappresentate da uomini. Dobbiamo perciò attivarci per far sì che
questa situazione cambi. Siamo nel 2002, quindi nel 3° millennio,
sembra che siano passati tantissimi anni da quando le donne badavano
soltanto al focolare domestico, le donne che in 5000 anni di storia
sono state escluse dalla vita politica, consideriamo che la donna in
Italia ha avuto il diritto di cittadinanza solo da 50 anni, quando
le è stato riconosciuto il diritto di voto, pensate quanto terreno
dobbiamo recuperare. Certo le donne oggi possono studiare, svolgere
la loro professione liberamente, spesso però hanno grosse difficoltà
quando si tratta di fare carriera,
quando si tratta di superare concorsi le donne riescono perché
brave, perché studiose perché si preparano, non riescono a sfondare
quando invece del concorso la promozione è nominale difficilmente
viene scelta una donna, molto difficilmente. Quindi dobbiamo ancora
superare tante barriere, certo noi abbiamo conquistato tanti
traguardi,
però dobbiamo ancora lottare
per far sì che si raggiunga una uguaglianza una
democrazia reale, effettiva in cui
gli uomini e le donne, insieme, possano collaborare per amministrare
la cosa pubblica, per far sì che si raggiunga veramente il benessere
per tutti. Questo perché la visione dell’uomo della politica e della
realtà è ben diversa da noi, la donna vive nel quotidiano, a
contatto con la realtà, cosa che spesso gli uomini non hanno perché
sono impegnati al di fuori della casa, non badano quindi al
concreto, la donna, proprio per sua natura, oltre che a svolgere il
suo ruolo professionale, ha sulle spalle anche la
gestione
della casa, quindi è a contatto continuo con la gente e quindi
conosce quelli che sono i problemi pratici della gente, problemi
reali, problemi forti e quindi proprio per questo credo che
l’esperienza della donna sia indispensabile per raggiungere la vera
democrazia e quindi bisogna lottare perché si raggiungano delle
leggi che garantiscano l’equità, la parità e l’uguaglianza.
Un’altra cosa importante è che la
donna sicuramente deve collaborare con gli uomini per raggiungere
tali obiettivi mantenendo però la sua femminilità, non diventando
essa stessa uomo, ma mantenendo la sua identità di essere donna,
soltanto in quel modo si possono raggiungere degli obbiettivi
importanti.
Per quanto riguarda il nostro Tema
Nazionale”La donna e la politica” perché si è arrivati a questo? E’
un Tema Nazionale, ciò significa che tutte le Sezioni F.I.D.A.P.A.
d’Italia per il Biennio 2002/03 trattano questo argomento; noi come
Distretto Sardegna siamo avanti di un anno rispetto agli altri
perché nel marzo del 2001 è stato fatto un Convegno a Cagliari in
cui sono stati pubblicati
gli Atti relativi a un sondaggio che
è stato effettuato a livello regionale per capire quali fossero i
disagi e le necessità delle donne in politica e si è scoperto
veramente qualcosa di eclatante: le donne vorrebbero fare politica
però spesso sono limitate in questa loro scelta da condizionamenti
diversissimi.
Questo nostro sondaggio è stato preso
ad esempio dalla Federazione Nazionale che ha proposto questo Tema a
tutte le altre sezioni d’Italia diventando quindi Tema Nazionale.
Il nostro sondaggio ha creato una
specie di allarme si pensi che ad esempio in Sardegna su 328 Comuni
soltanto in 27 (e si tratta di piccoli Comuni) ci sono Sindaci donne
è una percentuale irrisoria, il 53% della popolazione in Italia è
femminile. Per quanto riguarda la Regione abbiamo
una sottorappresentanza
impressionante, le Consigliere regionali sono solo 4, tutti gli
altri
sono maschi. Se noi pensiamo ad altri
Stati, per esempio la Svezia, che ha il 45 % di Deputati donne
oppure alla Francia che ha sempre praticato una politica di tipo
maschilista, più o meno come noi in Italia, nelle elezioni comunali
dell’anno scorso la Francia ha modificato la propria legislazione e
si è passati dal 17% di donne al 47% cioè la percentuale di donne
elette è
aumentata di 30 punti, grazie a una
legge che ha modificato il sistema elettorale che ha garantito, non
soltanto la presenza delle donne nelle liste elettorali, ma anche la
loro eleggibilità, proprio grazie all’introduzione dell’alternanza
uomo donna nelle liste e del voto di lista. Questo significa che ci
sono le leggi che consentano alle donne di accedere al governo della
cosa pubblica.
In Italia siamo ancora agli albori
della Riforma, il 7 marzo è stata proposta la modificare dell’art.
51 della Costituzione italiana, però si sa che prima che venga
attuata passerà tantissimo tempo.
Possiamo quindi affermare che siamo
soltanto agli inizi e la F.I.D.A.P.A. si sta impegnando affinché
questa proposta possa essere accelerata. La Presidente Nazionale poi
vi parlerà proprio dell’iniziativa che la nostra Associazione vuole
intraprendere per accelerarne l’approvazione.
Noi donne, prima di affrontare
qualsiasi prova ci prepariamo. Il Distretto Sardegna ha ritenuto
opportuno preparare questo Distretto creando nelle Sezioni dei Corsi
di Formazione politica.
La Sardegna conta 10 Sezioni nel
proprio Distretto, Sezioni che abbracciano tutta l’isola.
Quasi tutte le Sezioni hanno
preparato dei Corsi di Formazione: a Quartu (Quartu S. Elena – CA)
è stata aperta una Scuola di Politica
permanente, il mese prossimo se ne aprirà un’altra a Porto Torres.
Perché queste scuole di politica? Proprio perché noi vogliamo che le
donne che si affacceranno nel mondo della politica siano donne
consapevoli, donne preparate e quindi donne capaci di portare avanti
le nostre istanze.
Questo è il nostro programma, noi
vogliamo che le donne possano finalmente, attraverso una
preparazione rigorosa, portare avanti le istanze non solo delle
donne, ma di tutti i cittadini, in maniera tale che la democrazia
possa dirsi veramente compiuta.
FLAVIA CORDA
moderatrice
La nostra oratrice ha citato i Comuni
italiani, e io vado a sfogliare i giornali, è un po’ il mio
mestiere, perché vorrei ricordarvi delle cose curiose che fanno
parte della realtà. Per esempio in Sardegna abbiamo avuto solo due
donne Sindaci di città capoluogo, Nuoro e Sassari,. Le altre due
città niente. Una di esse poi ha segnato un record, credo imbattuto,
perché già moglie di Sindaco.
Poi abbiamo avuto due Presidenti di
Provincia, la prima in assoluto M. Teresa Sechi, la compianta M.
Teresa Sechi, Presidente della Provincia di Oristano nel 1988 e
Cecilia Contu, Presidente della Provincia di Cagliari dal ’94 al ’95
che in quegli anni era anche ai vertici di un partito, era
Presidente Nazionale del Partito Sardo d’Azione, in cui peraltro
militava anche M. Teresa Sechi. Questo per ricordare la realtà dei
fatti e la realtà che ci descriverà anche Liana Bilardi che ha
svolto una ricerca sul campo.
LIANA BILARDI
Vice Presidente F.I.D.A.P.A. del
Distretto Sardegna
Il mio compito è proprio quello di
darvi la situazione delle donne che hanno intrapreso la carriera
politica nella nostra Sardegna.
Negli ultimi 50 anni le donne hanno
lavorato moltissimo per modernizzare la Sardegna, hanno lavorato
dando una dinamicità di lavoro veramente grande ed importante. Le
nostre donne sono diventate molto importanti anche nel campo del
lavoro, sembra strano, in politica le nostre donne sono veramente
una rarità.
Il Sindaco di Ottawa dice che
qualsiasi cosa facciamo le donne, devono farlo due volte meglio
degli uomini per essere apprezzate almeno la metà e le nostre donne
sarde sembrano che debbano fare ancora di più di quello che dice il
Sindaco di Ottawa perché in Sardegna pare che sia veramente
difficile poter partecipare alla vita politica.
Per quanto riguarda i dati che vi
darò devo ringraziare veramente la giornalista Rossana Romano,
addetta Stampa della Regione Autonoma della Sardegna, che mi ha
appunto fornito diversi dati, nonché le Pari Opportunità per i dati
che riguardano invece le donne Sindaco in Sardegna.
Intanto vediamo che al Senato della
Repubblica dalla Prima Legislazione in poi (dal ’48 in poi) non c’è
stata nessuna rappresentante donna sarda.
La situazione non è certamente
migliorata nella Camera dei Deputati, una unica Donna fino al 1987
nella IX Legislatura, 2 donne nella X Legislatura e solo 1 nelle
Legislature successive.
Nessuna donna poi è mai stata
Presidente di Consiglio Regionale, sono state pochissime le Vice
Presidenti Regionali, sono soltanto 3: M. Rosa Cardia eletta a
soli 25 anni poi all’età di 30 anni è diventata Vice Presidente del
Consiglio Regionale nell’VIII Legislatura; Ninetta Serri nella X
Legislatura e Maria Francesca Cherchi nella XI Legislatura.
Per quanto riguarda gli Assessori
Donna questi sono una rarità ancor più grande, il primo Assessore
Donna fu Pierina Falchi, era Assessore alla Pubblica Istruzione
Assistenza Beneficenza, è un incarico che le era stato affidato nel
1955 poi successivamente l’ha ottenuto per la seconda volta nel
1957, poi nelle altre Legislature successive soltanto uomini
rappresentano i nostri Assessorati,
quindi il mondo dell’Assessorato è solo maschile.
Spezza questa catena nel novembre del
1992 Giovanna Marrosu nominata Assessore Tecnico alla Sanità.
Nell’Assemblea Legislativa Sarda in
oltre 50 anni poi dal ’49 ad oggi soltanto 25 sono state le
rappresentanti femminili, eppure le donne che fanno politica in
Sardegna hanno una istruzione superiore, ben 15 Consigliere
Regionali sono laureate
e molte di queste anche
specializzate, sono affermate nel mondo del lavoro, 3 Docenti
Universitarie, 10 Insegnanti,
2 Medici, 1 ricercatrice, 6
impiegate, 2 imprenditrici. Dal ’49 in poi abbiamo avuto nella I
Legislatura soltanto 3 donne, nella
II soltanto 2 donne, nella III
soltanto 3, nella IV sono 2, nella V sono 2, e così 2 nella VI,
nell’VIII sono 3 donne (su 80 Consiglieri ), nella IX sono 4 donne,
nella X sono 7 donne, nell’XI 8 donne e questa Legislatura è stata
quella che ha avuto
un numero maggiore di donne per poi
retrocedere perché nelle Legislature successive le Donne
diminuiscono ancora sino
ad arrivare all’ultima Legislatura
dove ci sono soltanto 4 donne, 2 delle quali sono qui presenti e
sono appunto Mariella Pilo
e Ivana Dettori che parleranno poi;
le altre sono Claudia Lombardo e Noemi Sanna. Le prime donne ad
essere elette furono Corona Rosa, Pierina Falchi ed Eugenia Sechi;
le più giovani furono Claudia Lombardo di F.I. che ha giurato a soli
21 anni,
M Rosa Cardia a 25 anni e poi a 30
anni ricoprì la carica di VicePresidente Regionale; quindi l’XI
Legislatura vede in seno all’Esecutivo un punto più alto di donne,
poi invece andiamo sempre più in là decrescendo. Abbiamo avuto 3
Assessori Donne nella prima Giunta Palomba: Marisa Ausilia Fadda
all’Ambiente, Giuseppina Cremascoli al Lavoro e Luisa D’Ariento alla
Pubblica Istruzione che però sono state soltanto per pochissimi
mesi, soltanto nove e poi nella II Giunta Palomba
invece nessuna donna e quindi si è
ritornati nuovamente al maschilismo.
I Partiti che hanno consentito una
elezione maggiore di donne sono stati il P.C.I., seguito dal D.S. e
dalla D.C., gli altri
partiti non hanno mai eletto nessuna
donna, però dobbiamo sottolineare che nello Statuto del P.C.I. c’era
una norma che diceva che nei loro organismi i due sessi dovevano
essere rappresentati in maniera paritaria, cosa che ultimamente non
è stata messa più in evidenza, cioè c’è sempre la norma però non è
stata presa in considerazione.
Nei Consigli Provinciali la
situazione non è certamente migliore. La Provincia di Sassari, dopo
10 anni di assenze femminili nel 2000 va al primo posto con una
percentuale di elette pari all’11,1% che è abbastanza significativo
tenendo conto dell’8% della Provincia di Cagliari e del 2,8% di
quella di Oristano e di quella di Cagliari e del 2,8% di quella di
Oristano e di quella dello 0,0% della provincia di Nuoro. La
Provincia di Cagliari è tuttavia l’unica ad aver avuto costantemente
donne nei suoi Consigli provinciali con una punta massima nel 1990.
Per quanto riguarda i Sindaci donne
sono una rarità perché vanno sempre diminuendo. Siamo passati da 42
donne Sindaco del 1989 a 25 nel 2001 e addirittura, nel 2002, a 21
su 376 Comuni Sardi con una percentuale che non supera il 10%.
Di questi 376 Comuni solo 87 hanno
avuto alla loro guida una donna e sono numerosi invece i Comuni dove
si è ripetuta questa esperienza.
Inoltre c’è da segnalare che in linea
di massima i Comuni con Sindaco Donna sono di solito Comuni molto
piccoli che non superano i 2000 abitanti.
Il numero delle Donne Sindaco in
Sardegna ha raggiunto la percentuale più alta nella Provincia di
Nuoro però nei periodi che vanno dal ‘95 al ‘99 poi dall’’89 in poi
il primato è passato alla provincia di Oristano. Oggi su 21 donne
Sindaco 6 sono nella Provincia di Nuoro e 5 nelle altre Province, ma
rispetto alla totalità dei Sindaci rappresentano soltanto il 5,59%
in ordine
nelle Province di Oristano, il 6,41%
di Nuoro e il 5,56% nelle Province di Sassari e il 4,6% nella
Provincia di Cagliari.
Questo il quadro che non si discosta
molto da quello del Nazionale, quindi tenendo conto del fatto le
donne in politica nella nostra isola sono veramente poche, ma poche
anche a livello nazionale e che ultimamente abbiamo veramente una
grande recessione.
E’ abbastanza significativo dopo 150
anni le parole espresse nel l881 a Milano dalla socialista A. Maria
Mozzoni, fondatrice della Lega promotrice degli interessi femminili
che diceva:”La rivendicazione dei diritti delle donne e la
redenzione di lei è la suprema, la più vasta e la più radicale delle
questioni sociali, è quella che andrà a sfidare l’egoismo dell’uomo,
la sua libidine di dominio e di sfruttamento. La donna non sarà
l’angelo della famiglia e dell’umanità se non quando l’umanità e
l’individuo l
a vorranno tale sacrificando
all’interesse di tutte le generazioni la vanità del dispotismo
totale dell’antifilosofico esclusivismo; la famiglia sarà quando
l’uomo e la donna, ambedue forti della coscienza di sè e, donna e
uomo, concorreranno all’educazione dei figli e al loro normale
sviluppo”.
FLAVIA CORDA
moderatrice
Stiamo arrivando al nocciolo del
problema e cioè alla partecipazione delle donne alla politica.
Non si può discutere che negli ultimi
anni le cose siano molto cambiate. Basti pensare che non solo il
diritto di voto è stato conquistato da pochi decenni, ma che per
esempio un’altra grande discriminazione era che le donne potessero
insegnare solo le materie non formative quasi che non fossero capaci
di insegnare quelle cosiddette formative.
Come se fosse forse”pericoloso” che
le donne svolgessero questo tipo di insegnamento.
Vorrei ora chiedere alla Presidente
Nazionale se è vero che a livello italiano la situazione è così
triste come lo è in Sardegna e se comunque ci sono dei segnali di
cambiamento quali noi speriamo di vedere.
LUISA PAVESIO MOSSO
Presidente Nazionale F.I.D.A.P.A.
Vi porto il saluto del Consiglio
Nazionale F.I.D.A.P.A. ed in particolare di Mara Cocchi, Segretaria
Nazionale, che è qui, seduta in prima fila e che ci ha onorato della
sua presenza.
I ringraziamenti sono d’obbligo, ma è
un piacere per me ringraziare il Distretto Sardegna perché stiamo
vivendo tre giorni veramente di full immersion che ogni associazione
del 2002 dovrebbe fare. Abbiamo avuto due giorni di marketing
sociale,
di Seminario, per capire ciò che
stiamo facendo, una giornata intensa sul nostro Tema Nazionale e
domani faremo un incontro con tutte le Sezioni del Distretto
Sardegna sulla formazione dei quadri, dei nostri ruoli, per capire
quello che possiamo, dobbiamo e vogliamo fare in questa nostra
società come componenti di una Associazione femminile.
I dati sulla presenza delle donne nel
governo della”Cosa Pubblica”sono preoccupanti: siamo scesi ad essere
il fanalino di coda dell’Unione Europea.
C’era la Grecia dopo di noi, siamo
riusciti a fare un passo da gigante all’indietro e siamo gli ultimi
come rappresentanza femminile nei luoghi del Governo, a livello
locale, regionale nazionale ed europeo. Perché? Scusate amiche della
nostra Associazione e donne che invece sono venute in questa sede
per trattare questo tema, io voglio parlare prima a voi che
agli uomini.
E’ finito il periodo delle
rivendicazioni dei diritti. Grazie alle Commissioni Pari
Opportunità, alle Consulte, alle persone che
ci hanno precedute in questo
percorso, i diritti li abbiamo ottenuti, però ora siamo noi a dover
sentire il dovere di partecipare con vigore, dando il nostro
contributo ad amministrare la cosa pubblica, e di dimostrare che ne
siamo capaci senza colpevolizzare gli uomini.
La F.I.D.A.P.A. cosa si propone? Noi
donne siamo state troppo lontane e per troppo tempo dalla politica,
dal governo dell’amministrazione locale e nazionale.
Prendiamo ciò con umiltà,
prepariamoci ed ecco i Corsi, le Conferenze, le Tavole Rotonde ed i
questionari che ci hanno messo di fronte una realtà assolutamente
negativa, quindi l’idea di conoscerci, di imparare, di prepararci.
La cultura, la formazione come primo
elemento, passaporto per entrare dalla porta principale nel mondo
del governo.
Non basta, non basta la buona
volontà, non bastano i diritti acquisiti, non basta la preparazione.
In questa prima fase è assolutamente necessario ottenere dal Governo
Nazionale delle facilitazioni e, lo dico chiaramente, non ho paura
di dire le cose come sono,
noi stiamo portando avanti come
Federazione con la collaborazione di altre Associazioni, che sono
anche qui a questo Tavolo, delle proposte, la prima che voi Sezioni
F.I.D.A.P.A. della Sardegna come le altre 236 Sezioni italiane
sapete
perché vi siete date da fare a
promuoverla, non è una cosa di poco conto, ma una cosa
importantissima.
Cerchiamo di modificare l’art. 51
della Costituzione Italiana, chiediamo alle Regioni di poter avere
negli Statuti Regionali
una legge elettorale che permetta e
lo dico molto sinteticamente, la possibilità per le donne che si
preparano e che sono adatte, non tutte, di adire al Governo della
cosa pubblica.
Molte di Voi hanno raccolto assieme
ad altre Associazioni e alle Pari Opportunità le firme per avere una
nuova legge elettorale che preveda un uomo ed una donna nelle liste
elettorali e la penalizzazione dei Partiti che non seguono questa
regola. Bastone e carota hanno sempre funzionato ed in Francia, dove
la legge è stata applicata, hanno dato risultati positivi: nelle
elezioni comunali le donne elette sono passate dal 17 al 47%.
Insieme ad altre Associazioni, come
il C.I.F. ecc., stiamo cercando di fare un Comitato, che sostenga
questi tre pilastri,
cioè l’articolo 51 che è quasi al
termine e ha bisogno ancora di alcuni passaggi alla Camera e al
Senato, gli Statuti Regionali ed una nuova legge elettorale per la
quale abbiamo raccolto anche le firme. Il modulo per l’adesione al
Comitato può essere richiesto alle Sezioni della F.I.D.A.P.A. e alla
Segreteria Nazionale, via Piemonte 32, 00187 Roma, telefono 06
4817459,
fax 06 4817385, e mail
fidapa@tin.it, sito web www.fidapa.it.
Il nostro programma sarà presentato
sabato 23 novembre nella sala della Protomoteca, in Campidoglio. In
questa occasione saranno spedite 12.000 cartoline da tutte le nostre
socie a sostegno di queste tre modifiche legislative e verranno
inviate in pari numero al Presidente della Repubblica, al Presidente
del Consiglio, al Presidente del Senato e della Camera.
Stiamo quindi lavorando, come vedete,
parecchio sul tema donne e politica.
Vorrei sottolineare un punto che
Liana Biliardi ha esposto senza però metterlo abbastanza in luce.
Avete visto quei numeri tanto piccoli che sembrano tanti prefissi
telefonici: rappresentano le donne elette che mostrano che il numero
più alto percentualmente è stato in corrispondenza delle quote,
guarda caso! La legge delle quote ha permesso di cambiare una
situazione generale e ha dato
un risultato positivo per la presenza
delle donne nelle cariche elettive.
Dobbiamo trovare una legge ad hoc che
potrà poi essere abolita. Non vogliamo per sempre un trattamento di
favore, diciamo che in questo momento vogliamo cambiare la cultura
che c’è intorno con una legislazione ad hoc.
Ricordiamo per questo quanto è
cambiata la cultura dei Comuni, delle Province, della Regione dopo
le leggi sul Federalismo e su come sono cambiati i rapporti con i
cittadini. Non è venuta dalla base, non è prima cambiata la cultura
e poi è venuta
le legge, ma il contrario, è venuta
prima la legge che ha stabilito nuove norme per i governi locali,
regionali ecc. e poi è cambia la cultura. Noi vorremmo lo stesso
meccanismo almeno per un certo periodo di tempo, un meccanismo che
permetta a tutti in questo paese di contribuire al governo, alle
decisioni politiche e noi crediamo, come donne, di essere in grado
di dare un notevole contributo. Credo che alla domanda: “ce la
faremo?”, la risposta sia oggi in questa Sala e venga dalle persone
che sono qui e dalla Tavola Rotonda che stiamo facendo.
FLAVIA CORDA
moderatrice
Estremamente concreto l’intervento
della Presidente Nazionale che mi porta a citare altri dati, che si
riferiscono alla partecipazione delle donne anche nel mondo del
lavoro. In Emilia Romagna per esempio dove il tasso di occupazione
delle donne è del 72% e si riporta anche una maggiore presenza
politica. Forse per questa ragione c’è anche una maggiore presenza
femminile in tutti i livelli istituzionali.
A questo punto devo chiedere di
intervenire ad ORIANA PUTZOLU rappresentante del Sindacato perché
forse occorre anche riflettere su quelle che sono le condizioni
connesse al lavoro e all’occupazione femminile e sul percorso che le
donne stanno faticosamente facendo. Io vorrei solo ricordare che in
Sardegna la forza lavoro che è cresciuta di più in questi ultimi
anni è proprio quella femminile e la provincia si Sassari, non lo
dico perché siamo qui Alghero, è quella che ha registrato il maggior
incremento in percentuale di lavoro tra le donne. Poi seguono
Oristano, Nuoro, Cagliari ovviamente, ma la richiesta di lavoro da
parte delle donne è ancora molto al di sotto rispetto a quelli che
sono i dati nazionali. Oriana Putzolu ha il polso della situazione e
chiedo a lei che fa parte della C.I.S.L. sarda di riferirci. Forse
ci potrà dire finalmente a che punto siamo in questo cammino.
ORIANA PUTZOLU
Segretaria Regionale Cisl Sarda
Innanzitutto devo ringraziare la
F.I.D.A.P.A. per avermi invitato a partecipare ai lavori di questa
serata. E ringrazio veramente di cuore l’amica Liana (n.r. Liana
Biliardi) ma anche tutte le responsabili di questa Associazione che
sono particolarmente impegnate su tutto il territorio ed in
particolare in Sardegna sul fronte delle questioni femminili. Sono
onorata di essere qui a
scambiare alcune riflessioni su un
argomento così importante.
Rispetto alle mie competenze, voglio
ricordare a voi presenti che sono una dirigente sindacale. Anche nel
sindacato la musica non cambia di molto.
Dico questo per affermare che, non
tanto per cercare conforto nel sistema adottato nelle fasi di
elezione nel contesto sindacale, non posso non annunciare un segnale
positivo: dopo 50 anni di storia della C.I.S.L. Sarda, la
sottoscritta viene eletta per la prima volta Componente della
Segreteria Regionale. (n.r. viene sottolineata da un applauso).
Dico questo non per piaggeria ma
perché questo risultato è emerso da una fortissima collaborazione
femminile all’interno del Sindacato. Spendo due parole in merito,
soprattutto perché è stata una esperienza positiva, per arrivare a
continuare la fase di realizzazione del progetto delle donne della
C.S.I.L. Sarda, dove questo risultato è solo l’inizio del cammino
femminile nell’Associazione sindacale. Il sindacato in quanto
associazione ha nella sua connotazione un’azione di tutela dei
lavoratori.
C’è stato un periodo negli anni ’90
in cui questa tutela era posta con particolare attenzione nei
confronti della forza lavoro femminile, che si affacciava fortemente
nel mercato del lavoro. E’ nata così la questione femminile e dentro
una Associazione come quella del sindacato si era posto il problema
di come rappresentare anche la tutela delle donne che per la
differenza di genere portavano problemi diversi da quelli dei
lavoratori in senso generale.
Non sto a dilungarmi per dirvi che a
partire da quegli anni, le donne che mi hanno preceduto hanno
segnato un percorso e devo dire che se sono arrivata al risultato
che vi ho annunciato è per merito soprattutto di chi mi ha
preceduto.
Donne che hanno lavorato intensamente
perché nelle organizzazioni sindacali ci fosse anche una giusta
rappresentanza femminile e che portasse a rappresentare il movimento
delle donne in maniera paritaria a quella degli uomini, tanto più
che
in ragione del lavoro, non potevano
esserci delle differenze.
Il contratto di lavoro doveva essere
di conseguenza paritario,anche se non è stato ancora raggiunto del
tutto, in quanto persistono sempre elementi di discriminazione nel
rapporto di lavoro.
Ciò nonostante andiamo avanti
rispetto al cammino da raggiungere all’interno dell’organizzazione
sindacale. Questo vale per la CISL, ma vale anche per altre
organizzazioni. Noi siamo state tra le prime ad introdurre ed
adottare il sistema delle quote. Era stato presentata la proposta al
Congresso della Cisl negli anni 90 e fu chiesto allora
l’applicazione del 20% delle quote,
entrarono il 20% delle donne in
lista, e rimasero però solo in lista.
Possiamo giudicare questo fatto come
un contentino da adottare nel sistema elettorale, lo stesso che
generalmente è usato anche nei congressi delle varie Organizzazioni
non solo sindacali, dove le donne vengono comunque candidate ma non
portano a conclusione le elezioni. Certo, perché le quote erano
state mal digerite. C’era stata infatti anche una reazione negativa
che vedeva nella scelta delle quote una discriminante per le stesse
donne contrariamente a quello che ci si aspettava. Proprio perché si
imponevano le quote le donne non venivano votate.
FLAVIA CORDA
moderatrice
Informa la platea ed invita ad
iscriversi per gli interventi in modo da animare il dibattito anche
dalla parte del pubblico: Comunica l’assenza di Maddalena Calia,
Sindaco di Lula assenza per impegni relativi alla sua carica per cui
non può essere tra noi oggi e se ne scusa.
A questo punto, prosegue la
moderatrice, abbiamo detto che cosa possiamo fare, che abbiamo gli
strumenti, che noi abbiamo ottenuto le leggi, abbiamo ottenuto la
parità. Ma allora mi domando: ma questa donna deve essere super,
deve fare la mamma, deve andare a lavorare, deve occuparsi della
politica, ma anche dei figli. Deve anche essere sempre bella e
perfetta con la messa in piega, sì, appunto perché poi una deve
anche essere presentabile, diversamente non può fare tutte queste
cose perché sappiamo bene che per quanto riguarda le donne avere un
ruolo nella partecipazione pubblica comporta anche il mantenere un
certo look. E del resto per una donna una bocciatura politica viene
intesa sempre come una bocciatura personale.
E ciò purtroppo rientra sempre in una
certa mentalità.
Io vorrei chiedere alla nostra amica
del C.I.F. che ha avuto anche una esperienza politica, perché è
stata Assessore a Tempio e ora è Consigliera Nazionale nel C.I.F. e
rappresenta le Pari Opportunità, se è vero che ad un certo punto una
donna si chiede e si pretende di più
che ad un uomo. Ed io vorrei sapere cosa si può fare per questa
donna perfetta,
super e sempre piu’ somigliante a un
organismo geneticamente modificato.
LINA ROSA ANTONA SECHI
Consigliera di Presidenza Nazionale
del
C.I.F. – Rappresentante Pari
Opportunità
Rispondo subito a prescindere dal
ruolo di rappresentante del C.I.F. che rivesto in questa Tavola
Rotonda e mi appello a quella che è stata la mia esperienza politica
personale. Devo dire che ho ricoperto l’Assessorato all’Urbanistica
nel Comune di Tempio Pausania. E’ questo un Assessorato
che insolitamente viene assegnato ad
una donna.
Laureata in lettere, non avevo mai
fatto esperienza in ambito politico amministrativo e tanto meno nel
campo dell’urbanistica, ma la volontà di servire, di rappresentare
quegli elettori che mi avevano mandato nelle Istituzioni, e inoltre
il metodo di lavoro a cui i miei studi e la mia attività di
insegnante di Liceo mi avevano abituato, mi hanno tracciato la
strada da seguire.
Mi sono rimboccata le maniche, ho
preso contatto con i tecnici, mi sono impegnata ad acquisire quelle
conoscenze essenziali dal punto di vista tecnico e urbanistico, che
mi avrebbero consentito di fare delle proposte politiche realistiche
che tenessero conto, nell’assetto
della città, delle leggi e dei decreti vigenti.
L’obiezione che inizialmente mi si
mosse fu questa:”Ma come, una laureata in lettere accetta un
Assessorato del genere!
” Ma che cosa significa”urbanistica”?
Significa preparare la città per l’uomo.
E per perseguire tale obiettivo
occorre attingere proprio ai valori dell’Umanesimo, valori che
pongono al centro della politica
la salvaguardia della dignità
dell’uomo. Tali valori vanno calati nelle strutture urbane della
città e allora la salvaguardia della dimensione umana del cittadino
passa proprio attraverso le decisioni politiche urbanistiche, lo
spazio giochi per i bambini,
il verde, gli spazi pubblici, un
assetto appunto vivibile, degno dell’uomo.
Riguardo poi alla ipotetica
diffidenza dell’ambiente politico nei miei confronti, in quanto
donna, io non l’ho colta. Ero l’unico assessore donna, mentre in
Consiglio un’altra donna era presente nei banchi dell’opposizione.
La mancata diffidenza nei
miei confronti, dipendeva forse dal
fatto che l’atteggiamento verso l’amministratrice era supportato
dalla conoscenza della
sua dimensione professionale, umana.
Non credo di essere stata un’eccezione.
Da questo punto di vista quindi devo
dire che ho avuto un’esperienza felice.
Certo non ho preso le cose alla
leggera: la stima, anche in ambito politico, va guadagnata
attraverso le competenze e la serietà. Mi disturbava, invece, non
poter padroneggiare quelle logiche politiche amministrative
consolidate che talvolta mi vedevano estranea e che io subivo. Altre
avrei voluto modificarle, ma intraprendere tale battaglia da sola
avrebbe significato fare il Don Chisciotte contro i mulini a vento.
Per questo, io dico, è necessario che più donne siano presenti nelle
Istituzioni: insieme si possono proporre ed attuare i cambiamenti
dei meccanismi che regolano la vita amministrativa e politica.
Non solo, ma aggiungo un’altra cosa:
a questa compresenza nelle Istituzioni va accompagnata non soltanto
la solidarietà,
ma il sostegno, il contributo di chi
sta all’esterno.
Mi riferisco, con questo, ai
cittadini in genere, dei quali, appunto, anche le elette sono
rappresentanti. In particolare, però,
mi riferisco alle cittadine, con le
quali, ritengo, le donne che sono nelle Istituzioni debbono avere un
filo privilegiato di comunicazione. E soprattutto penso alle
Associazioni femminili e ai gruppi di Donne.
Purtroppo questo rapporto per lo più
manca o è del tutto insufficiente.
Ecco, questo per rispondere, almeno
in parte, alla domanda rivoltami. Vorrei ora proporvi il discorso
relativo al ruolo che il Centro Femminile Italiano, che ho l’onore
di rappresentare, ha avuto nel cammino delle donne verso la
partecipazione democratica.
Innanzitutto porto il saluto
dell’Associazione alle dirigenti della F.I.D.A.P.A. e a tutti i
presenti. Vedete, quando sono stata invitata come rappresentante del
C.I.F. a questa tavola rotonda e mi è stato comunicato il tema della
stessa, ho pensato
che l’argomento fosse proprio in
linea con la natura, la storia e le finalità del C.I.F.. La nostra
Associazione infatti nacque
nel ‘45 all’indomani della guerra di
Liberazione, con lo scopo di contribuire alla ricostruzione
democratica del Paese, ricostruzione dal punto di vista morale e
civile, che per il CIF doveva passare necessariamente attraverso
l’educazione civile, morale, politica della donna. E di questo il
CIF si fece carico.
Per prima cosa intraprese, insieme
con altre Associazioni di ispirazione cristiana e non, la battaglia
per il riconoscimento
del diritto di voto, una battaglia
che poi fu vinta, ma che non esaurì tutti i problemi, in quanto le
donne, ottenuto il voto, dovevano diventare capaci di esercitarlo in
maniera libera e responsabile. Ecco ancora, a questo punto,
l’intervento fattivo
del CIF, il quale ha incoraggiato le
donne a non appiattirsi, nell’esercizio del voto, sull’opinione
dell’autorità maschile familiare, quindi del padre, del marito, del
fratello. In proposito, Maria Federici, prima Presidente Nazionale
del CIF, diceva: “ Dovete agire o decidere a prescindere da quanto
pensano a casa. Quando la decisione è in contrasto con quella dei
vostri uomini di casa, avrà l’effetto di una piccola bomba atomica
nei confronti del principio di autorità”.
L’Associazione ha poi condotto
incessantemente questa azione di incoraggiamento e di autentica
educazione civile e politica. Aspetto associativo fondamentale
questo, che mi preme sottolineare.
Per questo, nella nostra vita
associativa noi affermiamo, promuoviamo e sosteniamo la politica
delle Pari Opportunità,
perché ci rendiamo conto che ancor
oggi numerosi e gravi sono gli ostacoli che si frappongono alla
parità tra uomini e
donne nella politica e nelle
Istituzioni.
Siamo presenti, come anche la FIDAPA,
nel Comitato Nazionale Pari Opportunità. Siamo inoltre presenti
nella Commissione omonima di Palazzo Chigi. Per quanto riguarda
l’atteggiamento delle donne nei confronti della politica,
constatiamo un certa riluttanza, e spesso un netto rifiuto delle
donne ad entrare nel mondo della politica e in quello delle
Istituzioni.
Anche l’inchiesta che la F.I.D.A.P.A.
meritoriamente ha svolto in proposito, come peraltro altre
inchieste, condotte per esempio in Veneto, lo dimostrano. Così come
emerge che l’ostacolo che si frappone maggiormente all’assunzione di
responsabilità politiche sono gli impegni familiari.
Oltre a questo, giocano un ruolo
importante elementi di carattere valoriale in quanto, nella prassi
politica, le donne spesso non vedono incarnati i valori nei quali
invece esse credono; quindi la politica la vedono estranea a sé per
questo.
Se le donne, invece, entrassero in
forze nel mondo della politica, sia grazie a leggi adeguate, sia in
virtù di una preparazione che in parte già possiedono, le
prospettive diventerebbero diverse.
Vorrei rifarmi a quanto detto dalla
Presidente Nazionale della F.I.D.A.P.A. relativamente alla proposta
di modifica della legge 51. Noi siamo perfettamente d’accordo su
tale proposta, ma la vediamo come uno strumento non esaustivo della
problematica. Crediamo infatti che questo, lungi dall’essere il
toccasana del problema, possa costituire lo strumento che
crea un’opinione e una mentalità. A
niente servirebbe infatti aver ottenuto il 50% delle presenze
femminili, se poi non
avremo creato la coscienza civica
democratica delle donne e non le abbiamo preparate in questo senso.
(n.r. Vi è nel pubblico un vivace dibattito).
FLAVIA CORDA
moderatrice
Il dibattito si sta scaldando perché
anche se siamo tutte d’accordo sull’obbiettivo, le strade per
raggiungerlo sono diverse e questo è anche giusto altrimenti senza
dibattito non saremmo qui stasera.
Si è parlato del ruolo delle donne in
politica e se le donne possono cambiare la politica, cambiando anche
il punto di vista della politica. Chiamo in causa le due Consigliere
Regionali elette, che di certo sono le superstiti di una strana
selezione naturale. Perché le candidate sono poche e sono ancora
meno quelle che riescono ad essere elette. E’ una selezione che
viene fatta anche qua, nelle Segreterie dei Partiti perché non credo
che siano così poche le donne che vogliano candidarsi
o proporsi. Forse i meccanismi sono
altri.
On. IVANA DETTORI
Consigliera Regionale
Mi scuserete se inizio il mio
intervento con una sottolineatura, che non vuole essere polemica con
chi mi ha preceduta.
Non condivido la frase, detta
poc’anzi,”..le donne esprimono competenze, talenti e quant’altro ma
difettano di coscienza civica”. Infatti, l’educazione che viene
impartita alle donne, già dalla più tenera età è tesa a formare una
forte coscienza civica che si traduce nell’essere sempre a
disposizione della famiglia, dei soggetti anziani, dei figli, dei
padri, delle madri,
dei nonni, dei parenti e del lavoro
di mercato.
Allora cos’è la coscienza civica? Chi
difetta di coscienza civica è, probabilmente, una forte percentuale
di maschi, dico c
iò perché l’educazione in Italia,
come negli altri Paesi, ha giocato un ruolo fondamentale
nell’assegnare ad uomini e donne ruoli differenti, in cui spesso
sono stati segregati.
Pertanto, ritengo pericoloso
affermare che le donne difettano di “coscienza civica”.
Gli argomenti trattati stasera, nelle
relazioni introduttive, sono tutti molto interessanti, ciascuno di
loro dovrebbe essere affrontato in maniera completa ed esaustiva.
Nella mia comunicazione affronterò, esclusivamente, il tema degli
strumenti
che sono necessari al raggiungimento,
come da voi stesse sottolineato, del “riequilibrio della
rappresentanza” e per rendere visibile la sfida anche teorica,
sottesa alla costruzione di una nuova democrazia: la democrazia
paritaria. Una democrazia basata sul concetto di società duale che
presuppone, ovviamente, la partecipazione piena delle donne alla
vita politica e sociale, non come questione “di parte” o “a parte”,
ma come fondante della democrazia stessa. Richiamano ciò la Legge
costituzionale 31 gennaio 2001 n. 2 (“Disposizioni concernenti
l’elezione diretta dei Presidenti delle Regioni a statuto
speciale e delle province autonome di
Trento e Bolzano”) che recita “al fine di conseguire l’equilibrio
della rappresentanza
dei sessi la medesima legge promuove
condizioni di parità per l’accesso alle consultazioni elettorali”;
la Legge n 3/2001
“le leggi regionali rimuovono ogni
ostacolo che impedisce la piena parità degli uomini e delle donne
nella vita sociale,
culturale ed economica e promuovono
la parità di accesso tra donne ed uomini.”; la modifica dell’Art.
51, che aggiunge
“a tal fine la Repubblica promuove
con appositi provvedimenti la parità tra uomini e donne.” Infine la
Carta di Nizza
“La parità tra uomini e donne deve
essere assicurata in tutti i campi in materia di occupazione, di
lavoro, di retribuzione.
Il principio di parità non osta il
mantenimento di misure che prevedono vantaggi specifici a difesa del
sesso sottorappresentato”. Le citazioni servono a ricordare che è
finito il tempo di dire, di chiedere; l’attenzione va adesso
indirizzata sugli strumenti per realizzare la parità sostanziale.
Leggevo, qualche tempo fa, un parere espresso dalla
avvocata e giurista Lorenza
Carlassare, Ordinaria di Diritto Costituzionale nell’Università di
Padova, richiestole dalla Dottoressa Alessandra Zendron, Presidente
del Consiglio della Provincia autonoma di Bolzano in vista
dell’approvazione
della nuova legge elettorale e quindi
sulla legittimità costituzionale della previsione di una quota del
50% riservata alle candidature femminili. La risposta, cito
testualmente “…il mio parere è che la previsione dell’obbligatoria
presenza di uomini
e donne nelle liste elettorali, in
misura eguale, debba ritenersi pienamente legittima per i motivi
seguenti…” Come sapete,
c’è una vecchia questione: la
sentenza n. 422 del 1995 della Corte Costituzionale che ha
dichiarato illegittime tutte le norme dirette al riequilibrio della
rappresentanza. La Corte bocciò l’art.5, comma 2 della legge 25
marzo 1993 n. 81 che stabiliva, per donne e uomini, eguaglianza
nelle condizioni di partenza, prescrivendo, per l’elezione dei
consiglieri nei Comuni con popolazione fino 15.000 abitanti, che
nelle liste dei candidati “nessuno dei due sessi” potesse essere
presente in numero superiore ai due terzi. La Corte utilizzando la
legge impugnata, la n.81/93, in realtà, voleva giungere ad estendere
l’illegittimità a tutte le norme dirette a riequilibrare la
rappresentanza, comprese le quote rigide nelle elezioni politiche,
quella norma per cui per un 1/4 dei seggi era obbligatorio candidare
un uomo ed una donna, ancorché non fosse stata impugnata la legge
elettorale per eleggere la quota proporzionale della Camera dei
Deputati. Ma, ripeto, la Corte costituzionale ha “bocciato” questa
possibilità, ritenendo che formule come quella precostituissero il
risultato elettorale, non rispettando l’uguaglianza di tutti i
cittadini e la stessa sovranità popolare (cioè la libera scelta da
parte dell’elettore).
La questione qui si fa complessa, è
sufficiente ricordare che il risultato fu, comunque, quello di
portare in Parlamento la più alta percentuale di donne della storia
repubblicana.
E’ giusto sottolineare che la stessa
suddivisione fra i due sessi è solo apparentemente “paritaria”,
perché nella quasi totalità dei casi il capolista era un uomo e
nelle circoscrizioni elettorali in cui erano previste tre
candidature, due erano maschili.
In Sardegna, per esempio, alle ultime
elezioni del parlamento nella lista dei DS furono candidati un uomo
e una donna, naturalmente è stato eletto solo il maschio capolista e
pertanto la Sardegna non ha una rappresentante femminile alla
Camera.
Io non concordo con chi sostiene che
vi sia stata una grande enfasi, un’enorme risonanza,
nell’approvazione in prima lettura nel Parlamento della Legge di
modifica l’articolo 51 della Costituzione Italiana. Ricordate che il
primo comma dell’articolo 51 alla fine recita: “Tutti i cittadini
dell’uno e dell’altro sesso possono accedere agli uffici pubblici e
alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza, secondo i
requisiti stabiliti dalla legge”, nel nuovo testo si inserisce: “A
tale fine la Repubblica promuove con appositi provvedimenti le pari
opportunità fra donne e uomini”. Il percorso, è bene saperlo, è solo
a metà,
c’è una attesa di sei mesi, prima che
inizi la seconda lettura. Nel dibattito sulla modifica della Carta
Costituzionale, che ha attraversato tutto l’ultimo decennio, il
problema della scarsa presenza delle donne nei luoghi del potere
politico (e della esigenza e/o possibilità di favorire una presenza
maggiore) non era stato posto in agenda, se non in maniera
sporadica.
Faceva difficoltà, fra l’altro, la
collocazione nella I parte della Carta Costituzionale, fra i diritti
e i doveri, in particolare nel
titolo IV “Rapporti politici”, quella
I parte che si riteneva troppo pericoloso mettere in discussione
poiché c’era e c’è la paura che vengano messi in pericolo i diritti
fondamentali su cui poggia la Repubblica Italiana. Il problema,
infine, è stato affrontato e certamente prima delle elezioni
prossime sarà approvata anche la modifica dell’art. 51 della
Costituzione. Nel frattempo, come già ricordato, è vigente l’art. 3
della Legge Costituzionale n° 3 del 2001, che prevede che le leggi
regionali debbano rimuovere ogni ostacolo che incida sul
riequilibrio della rappresentanza. Pertanto, ritengo non solo
legittima la previsione
della presenza del 50 % delle donne
nelle liste elettorali, ma trovo incostituzionale operare in modo
contrario, perché le Regioni, nel riscrivere le proprie leggi
elettorali “devono” tener conto della modifica della norma
costituzionale.
Noi donne dovremmo impugnare le leggi
elettorali regionali che non rispettino il dettato costituzionale.
Siccome dobbiamo parlare di noi
stesse, cioè di quanto avviene in Sardegna (voi sapete che è aperto
un’importante dibattito sugli strumenti da utilizzare per riscrivere
lo Statuto Sardo, a mio parere deve essere riscritto da una
assemblea Costituente eletta a suffragio universale, ma ciò va
discusso in altra sede), è bene sapere che il Consiglio Regionale, a
ragione o a torto, non procede con le riforme “possibili” in attesa
dell’approvazione in Parlamento della legge istitutiva
dell’Assemblea Costituente. Giova precisare, a questo proposito, che
in linea di massima la decostituzionalizzazione della materia
“forma di governo e organizzazione
interna” non dovrebbe essere messa in discussione: ad esempio la
Regione può,
e a mio parere, deve riscrivere la
propria legge elettorale.
Al contrario lo Statuto deve essere
approvato con legge costituzionale. Il Consiglio Regionale della
Sardegna, in realtà, è bloccato per due ordini di motivi. Il primo,
una parte del Consiglio vuole andare alle prossime elezioni con le
norme previste nella legge elettorale per le Regioni Ordinarie.
Ciò pone un problema di non poco
conto, che riguarda le candidature previste nel cosiddetto listino
bloccato, di cui parlerò
tra poco. Il secondo, taluni
ritengono di non eleggere direttamente il presidente della Regione,
ma pensano che la sua elezione debba essere espressione del
Consiglio. Io credo, che se il Consiglio Regionale della Sardegna
non riscrive la propria legge elettorale, noi siamo obbligate ad
impugnare la legge elettorale vigente, che è quella prevista per le
Regioni a Statuto ordinario, perché non disciplina il principio del
riequilibrio della rappresentanza dei sessi. Infatti ritengo che con
l’approvazione definitiva del Titolo V, in seguito al referendum
confermativo, la legislazione elettorale delle Regioni, di tutte,
deve adeguarsi al nuovo disposto costituzionale.
Riprendo, brevemente, il meccanismo
previsto nelle legge elettorale delle Regioni a statuto ordinario.
La norma prevede una lista bloccata, a valenza regionale, detta
“listino”, collegata al Presidente candidato, e liste territoriali
che coincidono con gli ambiti delle Province. Le candidature nel
“listino”, essendo di coalizione, sono esclusivamente decise dalle
segreterie dei partiti che fanno parte della coalizione stessa.
Allora il problema è lì, perché non c’è nessun obbligo a candidare,
come nella legge francese, un numero uguale di donne e uomini. A
questo punto, ritengo che non si possa più tentennare, e che sia
necessario imprimere una svolta, nella discussione intorno alla
modifica della legge elettorale della nostra Regione.
Al fine di dare al confronto una
spinta decisiva, insieme ad altri tre miei colleghi consiglieri
regionali abbiamo predisposto
una proposta di legge: “Norme per
l’elezione del Presidente della Regione e modifica della L.R. 6/3/79
n.7 e successive modificazioni”.
La proposta si pone in forte sintonia
con l’opinione pubblica femminile, perché prevede la promozione
della parità di accesso, stabilendo che le liste siano composte da
un pari numero di candidate e candidati. Infatti l’art. 3 recita:
“(Parità di accesso)
In attuazione dell’articolo 117,
comma 7, della legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3, al fine
di promuovere la parità di accesso tra donne e uomini alle cariche
elettive, le liste dei candidati sono composte da un pari numero di
candidate e di candidati.”.
Naturalmente questa è la nostra
proposta di legge, in Consiglio Regionale ne sono state depositate
altre, deve ancora iniziare la discussione nella Commissione
competente e, potete stare certe che questo articolo sarà motivo di
forte contrasto.
Se questo scontro avvenisse solo in
Consiglio, noi donne avremmo già perso, in Consiglio Regionale sono
presenti solo 4 donne, perché, pur contando sull’appoggio di alcuni
colleghi, comunque sempre molto pochi, è quasi certo che questo
articolo non sarà approvato come norma. L’unico modo per far sì che
il dettato costituzionale venga rispettato, sarebbe
quello di aprire un conflitto
istituzionale, attraverso una forte pressione della società civile.
Qui, mi pare, si collochi l’iniziativa della F.I.D.A.P.A., che è
stata illustrata dalla Presidente Nazionale, che ritengo non solo
opportuna, ma necessaria, affinché la modifica dell’articolo 51
venga approvata senza alcun ritardo, con la consapevolezza che, la
legge darebbe
copertura costituzionale a tutta una
serie di interventi legislativi e regolamentari per una presenza
femminile sempre maggiore nella vita pubblica.
Vorrei concludere con due
considerazioni. La prima, rispetto alla passata legislatura, io
credo che si sia sostanzialmente tornati indietro, e questa la dice
lunga sul clima politico che abbiamo davanti, nella scrittura della
modifica dell’art. 51, perché si parlava di “… eguaglianza per
l’accesso dei cittadini dell’uno e dell’altro sesso…”. E’ chiaro che
se si è arrivati all’attuale formulazione (pari opportunità di
accesso), vuol significare che di più non si poteva ottenere, come
dice la Presidente, vuol affermare che gli ostacoli non sono
diminuiti, ma anzi aumentati e quindi la presenza e l’impegno di noi
donne deve essere ancora più puntuale e pressante, perché dobbiamo
avere la consapevolezza che le difficoltà sono davvero
aumentate, nonostante la legislazione di molte nazioni europee stia
andando sostanzialmente, dopo la legge francese, ad elaborare le
leggi elettorali in cui si afferma il principio della eguaglianza
del numero dei candidati e della candidate. Siamo di fronte ad una
stagione di elaborazione legislativa molto interessante e per ciò
dobbiamo essere consapevoli che le norme non sono neutre, è questo
il momento opportuno per intervenire in un processo che,
sottovalutato, ingesserebbe l’accesso delle donne alla
rappresentanza politica per un altro mezzo secolo, vista la
resistenza delle nostre istituzioni alle riforme in genere e in
particolare alla cosiddetta democrazia paritaria. In Francia è
emerso con chiarezza, da un ampio dibattito pubblico, ciò che da noi
stenta a passare: “se la società è duale, la democrazia deve essere
duale (50 e 50) e ciò non è a vantaggio delle donne ma di donne ed
uomini”.
Nessuno può sostenere che il
requisito sessuale nella distribuzione del potere è stato ed è
irrilevante se in tutte le società
è caduto solo in tempi più o meno
recenti il sesso come discriminante per l’accesso delle donne al
voto.
Gli strumenti sono importanti per
raggiungere una democrazia paritaria, c’è in campo una grande
scommessa, le donne debbono essere protagoniste, così come accade
per altre importanti battaglie civili che hanno modificato,
positivamente, il nostro paese.
Un’ultima conclusione è questa:
nonostante i progressi fatti, una coscienza diffusa di se, capacità
professionali tali da essere spesso le vincitrici di concorsi, tanto
che nei settori dove si accede secondo queste modalità, la presenza
delle donne è aumentata in modo consistente. La situazione si
mantiene, invece, irrimediabilmente arretrata quando si esamina la
presenza delle donne nelle assemblee elettive. Le donne esprimono
competenze, talenti, professione, formazione, se tutte concordiamo,
allora la scuola di formazione promossa dalle donne della
F.I.D.A.P.A., non solo è importante ma è utile in quanto insegna ad
avere conoscenza e consapevolezza degli strumenti necessari per
cimentarsi nelle istituzioni.
Naturalmente dobbiamo sapere che ciò
non basta. E allora che fare?
Innanzitutto scardinare le logiche
autoreferenziali dei partiti politici, di tutti i partiti politici,
non accettare mai più le logiche maschili di cooptazione, essere noi
donne protagoniste della riforma dei partiti e delle organizzazioni
politiche. Altrimenti avere il coraggio di costruire luoghi, per
quanto mi riguarda di sinistra, in cui la democrazia paritaria e la
piena cittadinanza delle donne siano fondante di un progetto
politico.
Infine un riconoscimento, sentito,
alle donne della F.I.D.A.P.A. che hanno aperto la scuola di
formazione politica di Quartu
e un incoraggiamento a quelle che la
stanno promovendo a Porto Torres, se saranno tante le donne che
parteciperanno a queste scuole in breve tempo avremmo una platea di
donne che saranno in possesso di strumenti adeguati per competere
con i candidati uomini.
Tante più donne nelle istituzioni,
può significare incidere sul serio nell’organizzazione della
società, della politica e del lavoro.
FLAVIA CORDA
moderatrice
Ivana Dettori è molto battagliera e
anche in Consiglio Regionale si fa molto rispettare.
Anche stasera, con parole molto
chiare, nonostante l’argomento sia molto tecnico, è riuscita a farci
capire dal punto di vista legislativo e normativo come stanno
andando le cose.
Chiedo alla Consigliera Regionale
MARIELLA PILO, ugualmente battagliera, se ci sono le condizioni e la
volontà politica per portare avanti questo discorso.
ON. MARIELLA PILO
Consigliera Regionale
Poiché in Consiglio Regionale la
volontà politica è al 95% maschile e al 5% femminile non credo che
ci siano le condizioni
di portare avanti questo discorso,
ciò nonostante, penso che molte cose possano essere fatte. Il
problema vero è che la battaglia delle donne non può restare chiusa
all’interno del Consiglio Regionale, perché la presenza femminile in
aula del 5% avrebbe poca voce in capitolo. Questa battaglia di
civiltà deve essere portata fuori dal Consiglio, fuori dalle
Istituzioni e deve essere una battaglia di piazza.
Sono infatti convinta che le
Istituzioni e la politica si adeguano a quello che il popolo vuole,
le conquiste sono quelle che si portano e si ottengono fuori e poi,
vengono successivamente recepite dalla legislazione. Questo è in
sostanza l’invito che anche voi della F.I.D.A.P.A. avete fatto.
Allora lavoriamo insieme perché occasioni di questo genere abbiano
un senso ed una finalità.
Ora vi ricordo che tra un anno e
mezzo c’è il rinnovo del Consiglio Regionale della Sardegna e che,
probabilmente, tra un anno ci sarà quello del Consiglio Provinciale
e che nel frattempo ci saranno un po’ di elezioni comunali che non
mancano mai.
Credo che dobbiamo chiarirci, una
volta per tutte, dove vogliamo andare e cosa vogliamo fare, quanto
siamo disposte a fare questa volta perché tutto possa essere
finalizzato. I tempi sono giusti e non dobbiamo cadere nell’errore
della Commissione Pari Opportunità alla Regione che ha iniziato la
battaglia sulle candidature e sulla presenza delle donne quando le
elezioni erano finite. Ora abbiamo tutto il tempo necessario per
fare la voce grossa ed organizzarci.
Credo che il primo punto sia quello
che hanno illustrato Ivana e tutte le relatrici:
cioè la necessità di modificare la
norma. Ci sarebbe anche la necessità di aprire un rapporto
conflittuale con i Partiti perché questi, qualsiasi sia la norma,
saranno Loro a decidere le candidature anche se lì le donne sono
ampiamente rappresentate. Mi chiedo se le Associazioni che
rappresentano le donne e le Associazioni di donne non possano
formalmente iniziare una richiesta di apertura di una tavola di
trattative con le Segreterie dei Partiti e chiedere la loro
disponibilità a firmare un impegno per una certa rappresentanza
femminile, per iniziare insieme una tavola di modifica ed un
cambiamento dello stato attuale. Lo strumento sarà legislativo di un
certo tipo piuttosto che un altro, ma si può davvero iniziare a
sputtanare, scusate la parola, le Segreterie dei Partiti. Propongo
di cominciare con un pressing un po’serio da parte di tutte le
Associazioni femminili perché più associazioni ci sono meglio è.
C’è un piano legislativo anche nella
questione che tocca noi. Guardiamoci in faccia e chiediamoci:
“quanto siamo disposte
ad esporci?” Dietro ogni politico c’è
una donna che ha rinunciato sempre e molto della sua vita e della
sua carriera per consentire a favorire la vita politica del suo
uomo. Io sono sposata con la stessa persona 26 anni e ho sempre
potuto fare quello che ho voluto.
Ho fatto Sindacato dentro e fuori
della Sardegna ed ero convinta che, anche per la candidatura
politica, non avrei avuto problemi. Mi sono candidata quando mi è
stata proposta da una donna che allora aveva una coordinatrice
regionale donna
ed era decisa a farmi impegnare la
candidatura. Sono legatissima ai figli, questi bisogna guardarseli,
cioè non si può fare carriera a discapito del futuro dei nostri
figli. Mio marito mi aveva assicurato che ci sarebbe stato invece
dopo un anno andò a lavorare a Milano. Partiva il lunedì mattina e
tornava il venerdì notte. Mi sono trovata così ad aver preso
l’impegno a cui non intendevo venir meno, un impegno politico per me
è una cosa seria, con tutti i sensi di colpa in quanto la
responsabilità di una casa e di una famiglia ricadevano totalmente
su di me. Quindi sappiate che, vi può capitare anche questo, il
vostro uomo che voi credete di ferro, quando si tratta di politica,
vi molla e voi dovete sopperire a tutto.
Siamo poi disposte a maneggiare e a
subire la violenza che la politica implica?
Se non avessi vissuto i tre anni e
mezzo di esperienza regionale non avrei mai creduto che questa
avesse un contenuto di violenza come in realtà ha.
Violenza su tutti i piani: verbali ed
emotivi a cui noi donne non siamo abituate.
Confesso senza pudore di aver qualche
volta pianto. Sono stata 15 anni unica donna nell’Esecutivo
Regionale dell’Associazione delle piccole e medie imprese (n.r.
A.P.I.) e non ho mai vissuto situazioni violente come quelle della
politica. Ho fatto la sindacalista nella C.I.S.L. per altri 10 anni
della mia vita e, pur nei rapporti conflittuali, non mi è mai
capitato di piangere perché mai mi sono sentita così violentata come
in politica. Sono tutte cose che noi donne dobbiamo sapere. Secondo
me il piano formativo è un piano che noi possiamo sorpassare, non
credo infatti che noi donne abbiamo bisogno di formarci per entrare
in politica perché siamo bravissime. Abbiamo un Consiglio Regionale,
Provinciale e Comunale con un sacco di idioti che non ritengono di
doversi formare, ma sono maschi. Noi invece dobbiamo soprattutto
trovare la strada per esserci.
L’importante è la determinazione.
Occorre una grande determinazione per essere capaci di confrontarci
senza scontrarsi con l’intento d’intenderci il più possibile e
continuare insieme un piano di movimento di conquista che raggruppi
le donne.
E’ mia opinione che noi dobbiamo
esserci per cambiare le regole, ma esserci essendo noi stesse. Io
non sono disposta a cambiare il mio essere donna e, credo che
nessuno di voi voglia trasformarsi in un’altra cosa, travestirsi da
maschio, da bottegaio. Dobbiamo esserci come siamo con i nostri
valori importanti ma anche con i nostri difetti. Vogliamo cambiare
politica ma questo comporta un cambiamento di cultura e di una
società che vogliamo migliore.
L’abbiamo fatto e possiamo farlo
anche meglio.
FLAVIA CORDA
moderatrice
Introduce Neria De Giovanni,
scrittrice, che ha promesso una fiaba
NERIA DE GIOVANNI
Presidente Associazione
Internazionale
Critici Letterari
Ascoltando tutti gli interventi ho
avuto un po’di tremore e allora pensavo di chiudere con un
brevissimo intervento e con una fiaba, un mito che è la saggezza di
tanti secoli dietro di noi.
Io voglio ringraziare la F.I.D.A.P.A.
perché, pur non essendo iscritta alla Associazione, mi sento molto
vicina a Voi.
Mi avete dato qualche anno fa il
“Premio Donna F.I.D.A.P.A. Sardegna” e ringrazio per questo l’amica
Silvana (n.r. Silvana Pinna di Alghero). Non è facile per una donna
essere riconosciuta dalle donne vicine, “Nemo profeta in patria” lo
diceva un grande uomo, quel premio mi è sembrato bello e mi aveva
emozionato perché mi veniva dato dalle amiche di Alghero, della mia
Sardegna, della mia isola, da delle donne che mi conoscono e che
conoscono la mia storia.
Sono fermamente convinta che
effettivamente il mondo dell’associazionismo delle donne e in genere
della cultura della così detta società civile sia la base che deve
proiettare e rimandare sul mondo istituzionale dei bisogni e delle
istanze.
Penso che quello che deve premere
dalla base perché certe necessità vengano recepite sia un problema
realmente
culturale e se questi signori, detto
tra virgolette, della politica non le volessero recepire io sono
d’accordo sul movimento di base delle Associazioni delle donne che
dovrebbero chiedere alle Segreterie di Partito di impegnarsi anche
sul terreno legislativo.
Il mondo della cultura, soprattutto
quello letterario che è il mio terreno, su cui mi sono mossa da
tanti anni, ci ha visto protagoniste in quanto la letteratura di
tutti i secoli e di tutti i paesi è ricchissima di donne. Le donne
tuttavia sono oggetto della cultura letteraria, sono oggetto
descritto da un soggetto che, per la maggior parte delle volte,
erano uomini, erano scrittori. Ebbene va sottolineato che questa
differenza tra l’uomo che descrive e l’oggetto descritto, appunto la
donna, ha portato a delle distorsioni terribili nell’organizzazione
culturale. La presenza della donna nella cultura è apparsa
recentemente alla fine del secolo ormai passato grazie alla scuola
degli Annales, degli storici francesi. Questi hanno giovato alla
presenza delle donne in quanto hanno centrato la loro analisi sulla
micro storia, sulla storia quotidiana. La donna non c’era nei
manuali di cultura araba, c’erano i capi, i condottieri, ma non le
donne, però le donne ci sono nella vita, ci sono nella microstoria
quotidiana.
Ecco la coscienza del singolo, io
credo che veramente esperienze come queste della F.I.D.A.P.A., delle
Associazioni, di incontri come questo di oggi, dovrebbero aiutarci a
sapere reciprocamente che ci siamo state, che ci siamo e ci siamo
creativamente come Mariella Pilo, come Silvana, come Neria, come
Claudia ecc. e la presenza del singolo, ripeto ancora, rafforza il
genere.
La cultura occidentale ci ha sempre
chiesto dei doveri, ha sottolineato che le donne debbano avere dei
doveri, ho trovato una cosa terribile di Rousseau, tratto dall’
Emile, che indica cosa dovrebbe fare la futura moglie, “Sophie – la
moglie – deve piacere agli uomini, essere loro utile, farsi amare,
allevarli da giovani e curarli da adulti, consigliarli, consolarli,
rendere le loro vite gradevoli, dolci.” Ecco i doveri di donne di
tutti i tempi. Questo è Rousseau, l’Emile, che è stato la base della
pedagogia moderna.
Quali i diritti, se questi sono i
doveri? E’ stato ricordato che soltanto nel 2 Giugno del 1946 la
donna ha votato in Italia per il referendum monarchia/repubblica,
pensate il diritto del voto, quasi normale e naturale per noi oggi,
l’abbiamo avuto da pochissimi anni. Ebbene, questo diritto negato
della rappresentanza è stato difeso e qui, torno in Sardegna, a casa
nostra,
a Graziella, come veniva chiamata
Grazia Deledda. Nel 1909 la Deledda accetta di candidarsi col
Partito Radicale quello storico, non il Radicale di oggi, allora era
una sfida. Infatti la scrittrice non aveva né il suffragio passivo,
né quello attivo,
non poteva né votare, né essere
votata eppure lei ha accettato di candidarsi a Nuoro, quando era già
una scrittrice molto nota, molto affermata e ha avuto il grandissimo
coraggio di esporre la sua persona per dimostrare al mondo questa
ingiustizia. La povera Grazietta ha preso 34 voti e combatteva
contro il Senatore Garavetti, già Sindaco di Sassari, che ne prese
più di 1.000.
Mentre la collega della C.I.S.L. Anna
Maria Mozzoni faceva a Milano in difesa delle donne i suoi comizi
insieme con altri
nomi illustri, le donne si firmavano
con dei pseudonimi, anche Grazia Deledda agli inizi del secolo usò
delle sigle.
Altre donne hanno dovuto proteggere
la loro identità femminile dietro uno pseudonimo perché altrimenti
la società le avrebbe in qualche modo emarginate come è capitato
alla stessa Deledda.
La scrittura delle donne nel mondo
antico: l’Iliade, guerra che tutti noi abbiamo letto, ebbene, è una
raccolta di storie viste attraverso lo sguardo di una donna mai
creduta: Cassandra.
Nella scrittura delle donne a difesa
dell’ambiente c’è il libro “Guasto” che è il primo Romanzo che viene
fuori dopo il disastro di Cernobyll a raccontare al mondo intero il
pericolo di questa situazione nucleare ma è anche la lotta per la
vita e la lotta contro lo stupro.
Pensate è del 1948 quel bellissimo
libro di Anna Vampi “Artemisia” che racconta la storia molto triste,
ma anche molto forte di questa pittrice del 1600 stuprata da un
collega del padre pittore e costretta a sposarlo. Una donna per la
prima volta porta
il suo stupratore in Tribunale.
Ebbene Artemisia racconta questo stupro, ma soprattutto racconta il
grande successo che
poi Lei stessa ebbe in tutte le Corti
d’Europa.
La scrittura delle donne contro le
leggi ingiuste dell’Apparteid, le leggi razziali, Nadine Mortimer.
Sto andando velocissima
alla conclusione perché non voglio
fare troppo la professoressa che vi da dei riferimenti
bibliografici.
Volevo soltanto sottolineare come
l’impegno delle donne nella scrittura spesso è un impegno che va
oltre la fiction, diciamo l’invenzione e vuole invece
sottolineare delle forti tendenze di debolezza nel sociale. Avevo
promesso di raccontarvi anche una storia e questa è la storia. Il 21
febbraio nel mondo della Roma repubblicana si ricordava un mito,
quello di Tacita Muta. Chi è Tacita Muta? Era una bellissima Ninfa,
una bellissima donna che si chiamava Lara o Laira o Laila, dal greco
cantare, parlare, una donna che parla e, come molte di noi, ama
chiacchierare. Giove la vede molto bella, la concupisce, la prende e
la stupra. Lei se ne lamenta con la sorella. Giove, che è il capo
degli Dei, sa di questa chiacchiera e le manda subito il suo messo
Mercurio che le strappa la lingua e Laira diventa Tacita Muta. Giove
ordina a Mercurio di portarla via, di isolarla fuori dall’Olimpo.
Cammin facendo anche Mercurio la stupra ma lei non può ne parlare,
ne urlare e ne scrivere.
Da questo doppio stupro nascono i
Lari, cioè gli Dei gemelli che stanno a protezione della casa, della
famiglia del mondo romano per cui le divinità della casa e della
famiglia sono prodotto e frutto di uno stupro doppio con una donna.
Ebbene è un paradosso che si ricordasse questo fatto il 21 febbraio
l’unico giorno in cui gli schiavi e le donne potevano pubblicamente
lamentarsi contro il pater familias che invece, tutti gli altri
giorni dell’anno, era autorità massima.
Forse voi della F.I.D.A.P.A. e noi
donne dovremmo fare qualche bliz simbolico il 21 febbraio prossimo e
dire finalmente qualcosa in più, visto che purtroppo nel mondo
romano eravamo accomunate agli schiavi. Credo che le cose andranno
sicuramente meglio quando le donne impareranno a riconoscere
l’autorità, non dico l’autorevolezza, delle altre donne.
Questo è più difficile, è più facile
invece, come ci hanno insegnato, riconoscere l’autorità del maschio.
Visto che ho parlato del mondo pagano, farò una bellissima citazione
cristiana senza voler essere blasfema. Maria, quando è rimasta
incinta o meglio se preferite, quando ha saputo di dover diventare
la Madonna, accettò l’Annunciazione. La prima persona a cui si è
presentata per raccontare questa meraviglia, questo miracolo, è
stata un’altra donna e, precisamente Elisabetta, che nel
suo grembo aveva un altro grande uomo
che sarebbe stato poi Giovanni. Questo atto di Maria è un simbolo di
riconoscenza cioè di riconoscimento verso un’altra donna. E’ un
simbolo che ciascuna di noi dovrebbe portare dentro.
FLAVIA CORDA
moderatrice
Anche con Neria De Giovanni ci sono
tantissimi spunti di riflessione, ma vorrei ricordarvi che anche
leggendo i giornali possiamo trovare tanti argomenti su cui
soffermarci a pensare.
Ancora oggi ci sono posti nel mondo
in cui la vita per le donne è durissima.
Molte vengono ancora trattate come
schiave, sono private della loro voce, e ancora subiscono delle
torture fisiche e psichiche. Alla fine della serata avremo un
momento dedicato anche a questo argomento.
Iniziano gli interventi programmati
LUCINA TOLU
Consigliera Nazionale Pari
Opportunità del Ministero del
Lavoro della Provincia di Cagliari
Un cordiale saluto ai presenti ed un
ringraziamento alla F.I.D.A.P.A. per l’opportunità che mi ha offerto
d’intervento a questo importante dibattito.
Oltre la condivisione personale degli
argomenti sostenuti dalle relatrici che mi hanno preceduto vorrei
sottolineare un aspetto che personalmente ritengo di fondamentale
importanza, ossia lo stretto parallelismo esistente tra la conquista
di ruoli decisionali nelle organizzazioni di lavoro e quello nella
politica da parte delle donne.
Infatti nei paesi più avanzati o
nelle regioni in cui le donne hanno una maggiore visibilità nei
contesti lavorativi si nota parimenti che esse risultano essere più
rappresentate nelle istituzioni e che nelle stesse occupano maggiori
posti di comando.
Pertanto è utile considerare nella
riflessione tra i tanti indicatori per favorire l’accesso alle donne
ai ruoli decisionali, quelli indicati della qualità e della
flessibilità nei contesti lavorativi in quanto, questi
indirettamente agiscono a sostegno della realizzazione delle donne
nella politica e nelle Istituzioni.
Qualità e flessibilità sono azioni
dinamiche ed interattive da costruire ed attuare in senso verticale
ed orizzontale dentro le organizzazioni per promuovere la
trasformazione nella direzione della valorizzazione delle competenze
e della specificità delle donne.
Negli ultimi anni la Rete Nazionale
di parità istituita presso il Ministero del Lavoro di concerto con
il Ministero Pari Opportunità ha sviluppato molte azioni positive ed
accordi di programma per favorire la valorizzazione delle competenze
femminili connesse ai contesti lavorativi anche in posizioni di
comando mediante interventi per limitare le discriminazioni che
avvengono in questa direzione.
Molti studi e ricerche confermano
come permangono nel mondo del lavoro evidenti problematiche per le
donne legate alla segregazione orizzontale e verticale mentre
risultano ancora irrisolte quelle legate alla conciliazione tra
orario lavorativo e responsabilità familiari a causa di una
strutturazione organizzativa basata prevalentemente sul modello
maschile.
Nelle aziende in cui le donne
conquistano posizioni di comando e, quindi, hanno una maggiore
possibilità di progressione di carriera si nota una maggiore
valorizzazione del fattore creatività e operatività, variabili
queste attribuite da sempre alla dimensione femminile.
Infatti in queste organizzazioni le
donne hanno maggiori possibilità di vedere riconosciute le loro idee
creative ed il contributo che le stesse apportano al processo di
innovazione della struttura organizzativa è superiore rispetto a
sistemi più tradizionali basati su una rigidità dei ruoli e scarsa
flessibilità interna.
.Un
ruolo importante, in tal senso, viene svolto per il miglioramento
della condizione femminile dai Comitati di parità istituiti presso
organizzazioni del lavoro pubbliche e private, questi comitati pur
nelle loro difficoltà di traduzione operativa dei principi di parità
nel lavoro stanno svolgendo un compito di primaria importanza in
quanto rappresentano un valore aggiunto per l’organizzazione
soprattutto per la possibilità che offrono alle donne di formarsi
nell’esperienza diretta di confronto sociale con il contesto
lavorativo e con i processi che determinano la sua progressiva
scalata verso il comando.
Il fatto di poter avere una struttura
di parità di riferimento, di poter contare su altre donne che
leggono al femminile l’organizzazione e trasmettono modelli,
comportamenti e valori significativi rappresenta una possibilità
concreta di portare a compimento un processo di conquista di ruoli.
L’esperienza citata prima dall’amica
Oriana Putzolu è in tal senso un ese4mpio vincente di risposta alle
donne alle difficoltà e alle discriminazioni dirette ed indirette.
L’esperienza nel mondo del lavoro
deve essere però ampliata e raccordata a quella delle donne nelle
Istituzioni.
Occorre per meglio arginare il
problema dell’assenza delle donne nella politica costituire una Rete
trasversale tra contesti lavorativi ed istituzioni per valorizzare
le reciproche esperienze e competenze acquisite nei propri contesti
di riferimento e progredire così in un processo comune di
costruzione di regole ed azioni utili e pertinenti alla conquista di
posizioni di comando delle donne.
FLAVIA CORDA
moderatrice
Commenta positivamente ed invita a
parlare Luisa Pavesio la Presidente
LUISA PAVESIO MOSSO
Presidente Nazionale F.I.D.A.P.A.
Tanta passione di donne su questo
Tavolo deve aver infiammato il nostro desiderio di partire tutte
insieme in una avventura che deve avere per forza successo perché
vogliamo dare il nostro contributo al governo della cosa pubblica.
Forse non è stato chiaro, ma l’ha
detto Mariella Pilo, cioè le donne non vogliono andare al governo
per il potere, ma desiderano utilizzare come strumento il potere per
ottenere dei risultati.
Noi nel Convegno di Roma del 23
novembre nel Campidoglio (ricordate le oche), andremo lì con un pò
di coreografia.
In quella sede noi proporremo una
piattaforma politica trasversale per le donne che si candidano ai
luoghi di governo, in qualsiasi settore o colore vengano elette,
perché s’impegnino a portare avanti un discorso comune: a partire da
quello della conservazione e rivalutazioni e del patrimonio
artistico e archeologico del nostro paese.
Vengo da Torino, dove la Fiat sta
sparendo, non sono le macchine il nostro patrimonio ma bensì quello
artistico, in Italia abbiamo più del 60, quasi il 70% di tutto il
patrimonio mondiale. Questo richiede infrastrutture, richiede
ferrovie, richiede strade, richiede l’acqua, richiede energia
elettrica non pagata il doppio di quella che si paga in Germania, in
Francia, in Svizzera, Le donne si devono far carico d tutto questo.
Da questa sera vorrei che fosse chiaro il concetto che la politica è
il più alto livello di cultura delle persone, che deve essere
condiviso tra di noi, noi donne dell’Associazione, noi donne fuori
delle Associazioni, uomini che devono
riconoscere questo principio.
Se noi donne privilegiamo il fatto
culturale, mi sembra chiaro, conosco le mie socie, so com’è,
dobbiamo aprire l’accezione della parola cultura e pensare che la
politica è il più alto livello di cultura possibile.
La nostra esperienza, piccola
peraltro, ci ha portato a vedere che dove abbiamo fatto i Corsi ci
sono state le elezioni, le socie si sono candidate e sono state
elette, guarda caso!
Il sistema quindi può funzionare al
di là di là di quei cambiamenti di legge che vogliamo assolutamente.
La FIDAPA inizia anche la raccolta di
firme per poter dedurre dal nostro imponibile quello che diamo di
stipendio alle colf, non solo i contributi perché alle donne non si
può chiedere di più. La nostra giornata è di sole 24 ore e io mi
vergogno di chiedere alle donne di impegnarsi in politica senza un
aiuto riconosciuto dallo Stato.
Sono contenta che siano tornati in
sala gli altri esponenti dell’altra metà del mondo. La F.I.D.A.P.A.
sta pensando anche a loro: nelle prossime Cerimonie delle Candele
verrà consegnata una pergamena ad un “marito eccellentissimo” per
premiare
la sua capacità di realizzare la
condivisione dei ruoli.
FLAVIA CORDA
moderatrice
Ci sono statistiche che dicono che
l’uomo italiano collabora in casa con la moglie soltanto per il 5%
del suo tempo.
Invito a collaborare con le
iniziative presentate stasera e a firmare.
LUISA PAVESIO MOSSO
Presidente Nazionale F.I.D.A.P.A.
Ricorda di spedire le cartoline già
predisposte e raccomanda l’adesione al Comitato che vuole sostenere
sia gli Statuti Regionali che le Leggi elettorali che possano
portare a permetterci di arrivare al governo della cosa pubblica
SILVANA PINNA
Presidente della Sezione F.I.D.A.P.A.
di Alghero
Ricordo che, a fine serata, ci sarà
un concerto offerto dall’Istituto musicale “Giuseppe Verdi” di
Alghero.
Ringrazio per le numerose presenze
nella sala che ricordo ci è stata gentilmente offerta dal Comune a
cui volgo un particolare ringraziamento.
Sottolineo che Alghero è stata scelta
per le sue strutture ricettive. Tutte le sezioni F.I.D.A.P.A. si
sono impegnate affinché questa tavola rotonda riuscisse al meglio.
La ns. Sezione di Alghero è una giovane, nata nel ’97 e anche le
socie sono molto giovani, ma sono donne in carriera, molto attive e
senz’altro al riguardo condurranno una buona battaglia.
Ringraziamo quindi tutte e in
particolare le due Consigliere regionali: On. Ivana Dettori e On.
Mariella Pilo
Sono qui presenti tutte le dieci
Sezioni della Sardegna e le amiche simpatizzanti che poi entreranno
a farne parte.
MARIA GRAZIA ARGIOLAS
Presidente F.I.D.A.P.A. Distretto
Sardegna
Ringrazio tutto il Distretto per
questa Tre Giorni utile per tutti noi, ringrazio i relatori che ci
hanno dedicato il loro tempo, Silvana Pinna che ci ha ospitato,
Flavia Corda che è venuta da Cagliari con molto sacrificio e ha
coordinato i lavori della Tavola Rotonda..
Ringrazio voi, pubblico, autorità, la
gente, tutti.
Però devo concludere con qualcosa che
penso colpirà anche voi. Ho acceso il mio cellulare per una ragione,
vorrei leggervi un messaggio che mi è arrivato ieri sera e vorrei
dedicare questa Tavola Rotonda ad una donna somala che è stata
ammazzata, si chiamava Starlin Arush, era venuta in Sardegna alcuni
mesi fa, ospite della sezione F.I.D.A.P.A. di Sassari. Era una
bellissima donna, solare, combattiva, intelligente, nella sua terra
avrebbe potuto vivere come una regina, ha preferito seguire le orme
della sorella, anch’essa uccisa perché combatteva per
l’emancipazione delle donne, combatteva perché i diritti delle donne
somale venissero riconosciuti e perché venisse posto termine ad un
processo brutale che è quello dell’infibulazione, la mutilazione dei
genitali esterni femminili, è stata uccisa a Nairobi Il messaggio
che mi è arrivato ieri al cellulare dice testualmente, ve lo leggo:
“Immenso dolore…, voglio dirti che si
è spenta la stella Starlin…, una mano armata l’ha sottratta a noi,
alla sua terra…. Ieri, alle 19, a Nairobi. Fine”.
FINE DEI LAVORI
Documento conclusivo Conferenza
stampa
A conclusione di un percorso di
formazione che ha visto impegnata la F.I.D.A.P.A, Federazione
Italiana Donne Arti Professioni Affari del Distretto Sardegna, si è
tenuta il 26 ottobre ad Alghero nella Sala San Francesco, via Carlo
Alberto 46, concessa dall’Amministrazione Comunale, la Tavola
Rotonda sul Tema “La Presenza delle donne nella politica e nelle
Istituzioni”
La F.I.D.A.P.A. attraverso il suo
Tema Nazionale “Le Donne e la politica“ s’impegna a sollecitare
tutti, uomini e donne, ad una maggiore partecipazione delle donne,
realizzando le pari opportunità, nella convinzione che una società
paritaria delle donne e degli uomini sia necessaria e irrinunciabile
per il raggiungimento della vera democrazia.
Dalla discussione animata dalla
Presidente Nazionale F.I.D.A.P.A. Luisa Pavesio, dalla Presidente
Distrettuale M. Grazia Argiolas, dalla VicePresidente Distrettuale
Liana Bilardi, sono emerse delle indicazioni cui hanno contribuito
le On: Dettori e Pilo, le Rappresentanti della C.I.S.L. Putzolu, del
CIF Lina Rosa Antona Secchi per l’impegno futuro della F.I.D.A.P.A.:
1. Modifica dell’art. 51 della
Costituzione.
2. Riforma della legge elettorale che
preveda voto di lista, non più di una unità di distanza tra uomo e
donna nella lista, la penalizzazione dei rimborsi post eletto rali
ai partiti che non hanno applicato questi criteri.
3. L’inserimento negli Statuti
regionali dei principi di parità e eguaglianza dei sessi.
4. La costituzione di un Comitato di
sostegno a queste iniziative.
5. L’invio di 12.000 cartoline al
Presidente del Consiglio.
6. La diffusione più capillare dei
Corsi di Formazione Politica in tutto il territorio.
7. L’inserimento della rappresentanza
femminile nell’Assemblea Costituente e nella Riforma dello Statuto
della Sardegna.
La Tavola Rotonda, moderata dalla
giornalista Flavia Corda, si è conclusa con il ringraziamento della
Presidente della Sezione F.I.D.A.P.A. di Alghero, Silvana Pinna, e
con l’invito di Neria De Giovanni Presidente dell’Associazione
Internazionale dei Critici Letterari a non diventare Tacita Muta.
Nel suo intervento, recuperando la fiaba e il mito, saggezza dei
popoli, ha rievocato la storia della ninfa Laria, vittima di un
doppio stupro e della perdita della parola a causa del taglio della
lingua da parte dei suoi aguzzini per assicurarsi il suo silenzio.
Ha sottolineato l’importanza delle donne nella scrittura che da
oggetto di narrazione, sono diventate protagoniste in prima persona
di denunce di violenze e stupri della condizione femminile e non
solo.
La serata è stata dedicata dalla
Presidente del Distretto Sardegna a Starlin Arush,
martire somala della lotta per
l’emancipazione della donna uccisa ieri a Nairobi.
F.I.D.A.P.A. Distretto Sardegna
F.I.D.A.P.A. - Atti della
Tavola Rotonda “La presenza delle donne nelle Istituzioni e nella
politica”
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